20/05/2022

POLITICA E RIFIUTI

Bergamin contro il Consiglio di bacino: “Tutto irregolare”

Bergamin contro il Consiglio di bacino: “Tutto irregolare”

14/10/2017 - 15:33

ROVIGO – Sul fronte rifiuti le sorprese non mancano mai. Oltre a quelle legate alla vicenda economica della Daneco, ditta che aveva in gestione la discarica di Taglietto 0 e che invece è alle prese con una richiesta di concordato che, a conti fatti, rischia di costare ai polesani 6,5 milioni di euro di lavori e gestioni non fatte ma già pagate, ecco il nuovo empasse sul Consiglio di bacino. Si tratta dell'ente formato da tutti i sindaci polesani e che ha il compito, così come avviene nell'analogo consiglio di bacino per l'acqua, di sovrintendere e assegnare la gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Un ruolo che attualmente è svolto dal Consorzio Rsu che è, però, ormai in liquidazione e giunto al termine della sua esistenza. La sorpresa sta nella posizione assunta dal sindaco del Comune di Rovigo Massimo Bergamin che con uno strappo improvviso ha rotto le trattative unitarie e non è entrato con un suo rappresentante (com'era previsto negli accordi) nel comitato del Consiglio di bacino. Le elezioni dei rappresentanti che hanno visto una sola candidatura per il presidente, quella di Gino Alessio sindaco di Villadose, ed una sola lista per i componenti del comitato, hanno visto il Comune capoluogo sfilarsi all'ultimo momento. Il motivo? Come ha spiegato Bergamin: “Io non boicotto nessuno ma quello che è successo è molto grave, ci sono stati atti irregolari nella sottoscrizione delle candidature ed è grave che non sia stata tenuta in considerazione la rappresentanza territoriale di un comune grande come quello di Adria”. Più che nel primo, il motivo quindi è da ricercarsi nel secondo degli aspetti sottolineati da Bergamin. Le trattative unitarie, infatti, che avevano portato il cosiddetto “gruppo dei 35” (ovvero i sindaci ai quali fra 2015 e 2016 si era contrapposto frontalmente il sindaco di Rovigo fino ad arrivare a conseguenze come la revoca della gestione della discarica di taglietto 1 ad Ecoambiente) avevano portato all'offerta della vicepresidenza all'assessore scelto da Rovigo. Troppo poco però visto che nella sua battaglia Bergamin non era stato solo e aveva avuto al suo fianco, oltre ad Adria, anche numerosi altri comuni per i quali voleva un ulteriore posto nel direttivo in modo da “riequilibrarlo”. Trattative naufragate e un direttivo che quindi si trova senza Adria ma anche senza Rovigo. Nel corso dell'infuocata assemblea dei sindaci di martedì 10 ottobre nella sala Flumina dei Grandi Fiumi, quando l'assessore Stefano Falconi di Rovigo ha letto il messaggio di Bergamin che, coordinatore dei lavori per l'istituzione del Consiglio di bacino, chiedeva di far saltare tutto e rinviare a nuova data annunciando già che non avrebbe partecipato, è stato addirittura chiamato in causa il prefetto Enrico Caterino che ha avallato la prosecuzione dei lavori della seduta. Sono stati così eletti, oltre al presidente Alessio, il vicesindaco di Porto Tolle Mirco Mancin, il sindaco di Castelnovo Bariano Massimo Biancardi, il vicesindaco di Occhiobello Davide Diegoli, l'assessore di Badia Stefano Segantin, il sindaco di Porto Viro Maura Veronese e il sindaco di Pontecchio Simone Ghirotto.

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