17/05/2022

POLVERIERA VENEZUELA

Apprensione per veneti e polesani residenti a Caracas 

Apprensione per veneti e polesani residenti a Caracas 

02/08/2017 - 10:38

ROVIGO -"Grande apprensione per i veneti residenti in Venezuela". Così Marco Di Lello, per quindi anni vice presidente dei Polesani nel mondo e per due mandati presidente del coordinamento giovani veneti nel mondo, pedali della difficile situazione del Paese latinoamericano. A Caracas, dove esiste una Federazione veneta che raccoglie soci e persone di origine veneta (discendenti ed emigrati soprattutto nel dopoguerra), la situazione è a dir poco tragica: pochi e sempre più frammentati i contatti, resi maggiormente difficili dal giro di vite degli ultimi giorni in coincidenza con un voto contestato dalla piazza. Ma la vita dei nostri conterranei non è affatto rosea da tempo: dal paradiso che era degli anni ’50 e ’60, in cui la prosperità era palpabile, molti imprenditori negli ultimi tempi hanno dovuto abbandonare velocemente il Paese cercando di salvare il possibile e trasferendosi negli Stati Uniti o rientrando addirittura in Italia. Queste persone, appartenenti per la quasi totalità a quella classe media che in paesi come il Venezuela corrisponde ad uno “status” ricco, sono state soggette infatti a rapimenti, violenze e omicidi anche per pochi dollari. "In Venezuela - rileva preoccupato Di Lello - la disparità sociale pesa da sempre e l’inflazione è arrivata a picchi impensabili, vicina al 700%. Il rischio concreto è che il prossimo passo, in un clima tanto infuocato, sia davvero la guerra civile: in due anni il prezzo della benzina è aumentato di 60 volte e nonostante ciò un litro di benzina al distributore costa meno di un litro d’acqua comprato al supermercato. Ma negli scaffali, ormai da tempo, cominciano a scarseggiare i generi alimentari di prima necessità...". Il governo del presidente Nicolas Maduro ha ottenuto la maggioranza alle consultazioni per l’Assemblea Costituente, che in realtà altro non è che una caduta verso la negazione dei principi di democrazia e un avvicinarsi a una dittatura di fatto che dal 2013, dopo la morte di Hugo Chàvez, sta tenendo in ginocchio il Venezuela. Di certo, al momento, ci sono solo i numeri: 121 morti negli scontri di piazza e almeno 1.958 feriti, sia da poliziotti che da gruppi civili armati vicini al potere del presidente con "palesi e gravi violazioni dei diritti umani".

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