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DISTRETTO DELLA PESCA

La prima industria del Delta? Il settore ittico

La prima industria del Delta? Il settore ittico
ROVIGO - “La prima industria del Delta è il settore ittico nella sua filiera completa”. Massimo Barbin, referente del Consorzio distretto ittico di Rovigo e Chioggia, non ha dubbi: numeri alla mano, chiarisce quale sia il settore trainante dell'economia polesana e, a dispetto di chi sostiene che si tratti del turismo, lo mette in chiaro: si tratta, senza se e senza ma, del settore ittico. Più che una convinzione, insomma, un dato di fatto viste le cifre che caratterizzano il settore: “All'interno del Consorzio distretto ittico di Rovigo e Chioggia - spiega - solo la parte polesana si attesta sui 550 milioni di euro di fatturato annuo. A questo va poi aggiunto il fatturato della parte di Chioggia tanto che secondo le nostre stime ci si attesta complessivamente intorno agli 800 milioni”. Per intenderci, solo Rovigo conta 3.800 addetti all'interno del distretto e con Chioggia il numero sale fino a 5.500, “senza considerare poi l'indotto - aggiunge Barbin - penso alle imprese del settore trasporti e le officine”. E si tratta solo di cifre calcolate “a spanne”, dal momento che un censimento preciso di tutte le aziende del settore non è ancora stato portato a compimento. Ma come è nata l'idea di istituire un distretto? “Nel dicembre 2014 la Regione Veneto ha modificato per la seconda volta la legge istitutiva dei distretti produttivi. Prima di questa modifica, i criteri per il riconoscimento del distretto prevedevano la presenza di almeno un centinaio di imprese per almeno un migliaio di addetti: all'epoca, di distretti in Veneto ne esistevano ben 48. Allo stesso tempo, la Regione riconosceva una personalità fisica al distretto e non una personalità giuridica. Con la modifica del 2014, nella legge regionale per l'individuazione dei distretti sono stati introdotti i criteri di storicità e tipicità delle attività espresse ed è stata riconosciuta una personalità giuridica ai distretti, vale a dire che ogni distretto deve nominare un legale rappresentante. Così i distretti veneti sono passati da 48 a 17, tra cui il nostro 'Consorzio distretto ittico di Rovigo e Chioggia'". Come fanno le imprese del settore ad aderire al distretto? “Non ci sono richieste di adesione da compilare o trafile burocratiche da affrontare: le imprese situate nel territorio che va da Chioggia a Scardovari fanno automaticamente parte del Consorzio distrettuale. A Scardovari, in particolare, c'è il consorzio che conta solo lì 1.500 imprenditori riuniti in 15 cooperative per 50 milioni di fatturato annuo complessivi. L'idea alla base è quella di dare rappresentanza a tutti, infatti il Consorzio comprende Confindustria, Finpesca, Mercato ittico di Chioggia, il ramo pesca di Coldiretti, Federcoop Pesca, Confagricoltura Pesca e Federpesca. In Italia esistono solo due distretti del settore: il nostro e quello di Mazara del Vallo che dichiara un fatturato di 250 milioni l'anno e che ha, come attività prevalente, il pescato fresco...". ...in cosa differisce il nostro distretto da quello siciliano? "Da noi la parte del leone la fa la molluschicoltura, con la coltivazione di cozze, vongole e ostriche che sono la nostra forza e che hanno una qualità riconosciuta a livello internazionale, e la produzione ed il commercio del fresco. Queste ultime ultime due attività, per capirci, rappresentano il 70% del fatturato totale. Da noi il pesce arriva tutti i giorni e riparte per tutta l'Europa, si compra e si rivende con una quotazione giornaliera, una sorta di asta, come se fossimo in Borsa. Riforniamo le catene della 'grande distribuzione organizzata' (gdo, ndr) e i grossisti del nostro Paese ma anche del Belgio, Germania e Spagna, per citarne alcuni. Il tutto si gioca su tempi strettissimi: la cosiddetta 'fishline' prevede un massimo di 24 ore di riposizionamento sul mercato. Inoltre, fanno parte del distretto delle aziende leader nazionali nella produzione del conservato, come le alici e le seppioline che troviamo nei supermercati della gdo, e le imprese del settore della trasformazione dei prodotti ittici, come la Rivamar, la Mancin Nadia, la Cesare Regnoli, che da sole hanno un volume d'affari di circa 200 milioni l'anno".
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