17/05/2022

IL CASO

Il nuovo prete? È sposato (e non piace alla comunità)

Il nuovo prete? È sposato (e non piace alla comunità)

11/07/2017 - 10:00

ROVIGO - Diciamolo subito, a scanso di equivoci: questo non è il remake in salsa nostrana di "Ucceli di rovo". Qui non ci sono cioè un "padre Ralph" e una "Mary" né c'è una storia piccante o morbosa da raccontare né tantomeno voglia di inseguire scoop e gossip. C'è però una comunità, quella di Granzette - una manciata di chilometri dal capoluogo, duemila anime circa - alle prese con un certo, oltre che diffuso, "mal di pancia". Il perché? Semplice: il nuovo aiuto parroco, indicato dal vescovo per affiancare il prete che risiede a Boara Polesine e deve servire anche Granzette e la vicina Concadirame, è sposato. Di più: ha manifestato l'intenzione di andare a vivere in canonica con la sua consorte, cosa che evidentemente, pur nel terzo millennio e in un periodo di cambiamento radicale dei costumi, l'animo dei parrocchiani non è pronto ad accettare. Il "pomo della discordia", per dirla biblicamente, sta nel rito professato dal sacerdote: cattolico, è però di rito bizantino, cosa che gli permette al pari di un pope, il suo equivalente nella confessione ortodossa (professata nei Paesi dell'Est), di aver moglie e nel caso anche figli. Lineare, capiamoci: tutto alla luce del sole e con il benestare della Chiesa e delle leggi che ne regolano il culto. E invece no: se infatti già in un primo momento la scelta di inviare in riva all'Adige un religioso straniero e per di più sposato aveva destato se non altro sorpresa (anche perché solo qualche tempo prima era stato trasferito il predecessore, cattolico di rito romano e perciò ovviamente celibe), ora la volontà del prelato di trasferirsi armi e bagagli in canonica con una donna ha finito per generare malumore. La vicenda, lungi dal considerarsi chiusa, è ancora work in progress, in piena evoluzione: il malcontento, montato pubblicamente tra chi frequenta la parrocchia dei Santi Pietro e Paolo Apostoli, è arrivato anche all'attenzione del vescovo che non ha potuto esimersi dall'intervenire nella speranza di placare gli animi. Lo stallo, al momento, prosegue con il pastore che resta in sella al suo posto ma non ancora in canonica con la moglie: quanto al vescovo, pare che alla prima visita, ristretta ad un gruppo di pochi intimi, ne seguirà una seconda allargata invece a tutti, sempre nell'intento di spiegare questa scelta. Il resto, a parte il finale che presto sarà svelato, è evidente a tutti: la crisi generale di vocazioni - in diocesi sono diverse infatti le parrocchie affidate ad un solo sacerdote che deve dunque dividersi per garantire i suoi uffici a tutti - ha portato nel tempo anche a situazioni come questa, pur restando Granzette un caso sicuramente limite. E così, dopo preti di colore, preti stranieri, preti che faticano a parlare (e predicare) in italiano, la necessità ha portato in dote anche un prete sposato. "Passi pure - dicono da queste parti - ma la moglie in canonica, quello proprio no".

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