Cerca

VIDEO

Scopri la gallery

VIDEO

FOTO

Scopri la gallery

FOTO

BOLLINO ROSA

Parità di genere: tutela o discriminazione?

Parità di genere: tutela o discriminazione?
Togliere un posto ad un uomo in quanto uomo rientra nella stessa logica di togliere un posto di lavoro ad una donna in quanto donna. E allora, in questa misura, dove starebbe l’equità e la lotta al pregiudizio? Ma qualcuno ci ritiene davvero così deboli da relegarci in una sorta di “riserva protetta” che questo meccanismo garantisce? Sono domande che spesso mi pongo quanto sento parlare di "quote rosa", definizione che confesso di non amare in modo particolare, e con le quali si tende ad indicare il numero di posti riservati alle donne nell’organico di determinate strutture pubbliche e private. Per logica ritengo che qualsiasi essere umano debba, dovrebbe essere premiato per le proprie capacità e competenze personali, e non perché appartenente ad un determinato sesso, nel caso di specie femminile. Nonostante il fine di quell'idea, poi diventata legge dello Stato (la cosiddetta Golfo-Mosca), sia nobile e che sia vero che per certi versi l’accesso al mondo del lavoro in determinati settori per noi donne sia più difficoltoso, penso che l'errore di fondo stia nel metodo: le "quote rosa" non cambiano un certo modo di pensare, ma impongono una "parità di genere" esclusivamente numerica. Bisognerebbe invece impegnarsi piuttosto in una forte campagna di sensibilizzazione sulla questione per abbattere tutti quegli stereotipi che vedono la donna più limitata rispetto all’uomo. Il modo più efficace per raggiungere questa così sospirata parità sono di certo gli esempi che noi dobbiamo essere in grado di dare: oggi si parla di donne manager, di scienziate, di imprenditrici, addirittura di astronaute! Pensiamo a Samantha Cristoforetti, la prima italiana nello spazio, non solo una gran professionista che si è distinta per capacità e motivazione, ma capace anche di diventare, orgogliosamente, mamma. Oppure a Fabiola Gianotti, “la signora della ricerca nucleare”, direttrice del Cern di Ginevra dove è entrata nel 1987 a soli 27 anni e che il Time” nel 2012 menzionava tra le cento donne più influenti al mondo. O ancora Silvia Candiani, mamma, moglie e manager ma soprattutto una delle donne più potenti della galassia Microsoft a livello mondiale ma la lista di donne meritevoli potrebbe proseguire con tanti altri esempi di chi ha saputo, aggiungo coraggiosamente, conciliare la vita personale con quella professionale. La verità alla fine è che siamo solo noi la soluzione alla disparità di genere, noi con i nostri sogni, la nostra caparbietà, le nostre motivazioni. Non meritiamo che qualcuno ci scelga solo perchè siamo femmine, noi siamo donne e non abbiamo niente in meno degli uomini. Con l’imposizione, in questo caso di quote "riservate" non si ottiene la parità, cioè il rispetto della società. Quindi: bando alla timidezza, mettiamoci in gioco senza riserve, poniamoci degli obiettivi e raggiungiamoli.
Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Impostazioni privacy