17/05/2022

PET CORNER

Cipa, dalla "quota cane" alla "quota abitante"

09/06/2017 - 14:24

Ci sono strutture i cui cani ospiti versano in condizioni terribili. Box sovraffollati e sporchi, animali malnutriti, spaventati e malati. Maschi e femmine non sterilizzati nello stesso recinto malconcio. Questo solitamente è dovuto ad un sistema truffaldino: il Comune convenzionato con la struttura ogni anno paga, a chi l’ha in gestione, una quota per cane ospitato accalappiato nei propri confini, ma questa modalità di sovvenzionamento, unita alla mancanza di controllipermette a chi gestisce la struttura di lucrare sulla pelle dei cani. 

I gestori della struttura hanno tutto l’interesse a non far adottare gli ospiti e a tenerli in condizioni terribili per poter continuare ad incassare i fondi e allo stesso tempo ridurre all’osso le spese, utilizzando i soldi per scopi ben diversi dal benessere degli animali.

Per evitare ogni dubbio circa la serietà della gestione del rifugio Cipa  di Fenil del Turco, inaugurato nel 2007, la sezione polesana della Lega nazionale per la difesa del cane, che raggruppa i Comuni della Provincia oltre Boara Pisani (aderenti alla Convenzione), ha adottato un sistema di sovvenzionamento diverso da quello della “quota a cane”, ovvero quello della “quota ad abitante”. Ovvero: ogni Comune convenzionato paga una quota annua calcolata in base al numero dei propri abitantiogni amministrazione sa già quanto dovrà accantonare l’anno successivol'associazione è incentivata a trovare una famiglia (seppur selezionata!) agli ospiti del Rifugio Cipa; i fondi vengono utilizzati per accudire al meglio i cani che continuano a soggiornare presso la struttura. 

Per realizzare il pareggio di bilancio a fine anno si utilizzano tutti i soldi (versati dai Comuni, raccolti grazie agli eventi, donati da persone generose) per occuparsi degli ospiti sotto tutti gli aspetti. Gli animali arrivano sterilizzati, microchippati e vaccinati dal canile sanitario (struttura di fianco a rifugio e gestita dai veterinari dell'azienda sanitaria nella quale i cani accalappiati vaganti per il territorio restano per il termine di legge di 60 giorni prima di accedere in rifugio). Vengono periodicamente visitati dal veterinario, ricevono quotidianamente le terapie necessarie, mangiano crocchette di prima qualità fornite dalla ditta Prolife, vanno a passeggio con i volontari che donano il loro tempo in modo fantastico e disinteressato.

Un cenno a parte merita la figura fondamentale dell’educatrice cinofila Veronica Ferrarese che valuta a livello comportamentale i cani e riabilita quelli con problemi causati da un passato violento. Questa gestione responsabile sta ottenendo ottimi risultati sia in termini di adozioni sia relativamente alla qualità della vita degli ospiti a quattro zampe, anche grazie alla sinergia con le singole amministrazioni, sempre disponibili a sostenere iniziative di sensibilizzazione della cittadinanza. Il rifugio Cipa nel 2011 è stato giudicato non a caso un “canile modello” dall’allora Sottosegretario al Ministero della Salute Francesca Martini. Svolge un ruolo importante anche in ambito sociale grazie ai numerosi progetti in collaborazione con Ser.T.Dipartimento di salute mentale e Uepe (Ufficio di esecuzione penale esterna).

Visitare questa vera e propria oasi è il modo migliore per appurare di persona la qualità di vita degli animali, per conoscerli dal vivo e per rimanerne (inevitabilmente) conquistati. Chiunque lo volesse può venire in via Argine Zucca 3/E a Fenil del turco, pochi chilometri da Rovigo. I recapiti del rifugio sono: 0425/476835 (telefono e fax), oppure la mail, legadelcanerovigo@gmail.com. in rete, ecco anche il sito: www.legadelcanerovigo.com mentre sui sociale network è possibile reperire foto e informazioni su facebook.com/legadelcanerovigo, twitter.com/legadelcane e il profilo YouTube https://www.youtube.com/channel/UCzHrjGNf3pcm9xvJ39DqPMw?app=desktop

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