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Schiavi nei campi del Delta, arrestati due bengalesi

Taglio di Po

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Due bengalesi, marito e moglie, di Taglio di Po, sono finiti in manette con pesanti accuse per aver sfruttato all'inverosimile dei connazionali clandestini, nei campi di Cavarzere e Chioggia.
Per 150 euro al mese erano costretti a lavorare 12 ore nei campi e dormivano in condizioni pietose nell'azienda.



Un'indagine della Direzione distrettuale antimafia e del nucleo ispettorato del lavoro dei carabinieri di Venezia ha portato all'arresto di due bengalesi, marito e moglie, residenti a Taglio di Po, che gestivano i campi tra Cavarzere e Chioggia.



I lavoratori, una quindicina, tutti clandestini, tra i 25 e i 40 anni, erano costretti a vivere in vecchie roulotte, senza acqua corrente, né riscaldamento. Dodici ore di lavoro al giorno, senza giornate di riposo, il tutto in nero per 150 euro al mese.



Le testimonianze dirette parlano anche di minacce tramite armi da fuoco e coltelli. La condizione di schiavitù documentata dai carabinieri e dalla Dda è andata avanti per almeno due anni, tra il 2014 e il 2016. Il terreno era preso in affitto, tra Cavarzere e Chioggia, a sud di Ca' Pasqua.



Ieri mattina, mercoledì 24 maggio, i due bengalesi, di 49 e 47 anni, residenti nel Delta del Po, sono stati arrestati con l'accusa di riduzione in schiavitù ai danni di connazionali.



Si occupavano principalmente di coltivazione di prodotti provenienti dal Bangladesh, come coriandolo e peperoni tipici. Soprattutto ortaggi. A loro spettava anche il compito di trasportare le verdure nei mercati dell'area.




I dettagli sull'indagine sulla Voce di Rovigo di domani, 26 maggio.
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