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"Un premio che dobbiamo meritare" <br/> intervista a Federico Simoni

Adria

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Dalla fusione con Pettorazza alle manutenzioni all’addio ai sogni irrealizzabili: saranno 5 anni in trincea.
ADRIA - Federico Simoni, adesso, può finalmente rilassarsi: missione compiuta. Non solo ha accompagnato Bobo ad una rielezione quasi trionfale, ma, in quadro decisamente poco edificante a livello veneto e nazionale, ha dimostrato che la “sua” Forza Italia è ancora viva e vegeta. Un risultato da incorniciare, insomma.


Adesso, a mente fredda e a giunta quasi completata, possiamo farla un’analisi del voto ad Adria?


“Certo. Il primo dato che balza agli occhi è il risultato del sindaco uscente: due elettori su tre, al primo come al secondo turno, hanno scelto di dare fiducia a Barbujani. Così come è evidente che fra il primo e il secondo turno non si è registrato un grande spostamento di voti. Segno, ad esempio, che i 5 Stelle hanno mantenuto quello che avevano detto, vale a dire di lasciare piena libertà di voto ai propri elettori. E lo stesso vale, almeno in parte, anche per i sostenitori di Barbierato. Se due elettori su tre hanno deciso di rinnovare la fiducia al sindaco, significa comunque che Bobo non ha fatto poi così male, no?”.



Il sindaco o il centrodestra?


“Un sindaco uscente che ha operato bene e un centrodestra unito, che lo ha sempre sostenuto: sono questi fattori che hanno garantito il risultato. Anche a fronte di una campagna elettorale impostata dal Pd tutta sulla denigrazione dell’avversario, su attacchi personali e soprattutto senza proposte concrete per la città. Siamo stati bravi ad andare avanti per la nostra strada, chiedendo un voto per dare continuità al lavoro degli ultimi cinque anni. E la gente di Adria ci ha premiato”.



A questo punto arriviamo a Forza Italia: un partito in evidente difficoltà su tante piazze, e che invece ad Adria sembra rifiorito. Qual è il segreto?


“Nessun segreto, ma è evidente che nonostante le tante vicissitudini anche a livello locale, Adria ci vuole ancora bene. Non è un caso che Forza Italia sia risultato il primo partito della città, e che qui abbiamo ottenuto il miglior risultato dell’intero Veneto”.



Ce n’è abbastanza per chiedere la carica di vicesindaco, non crede?


“Io non ho chiesto e non chiedo niente. Penso, però, che un ragionamento vada fatto. Il sindaco ha ottenuto la rielezione con questo ampio consenso perché ha saputo interpretare i desideri della gente. Oggi è di gran lunga il sindaco più forte dell’intero Polesine perché ha saputo dimostrare una grande capacità di ascoltare i cittadini. E sono convinto che, dati alla mano, lo farà ancora. Fatta questa premessa, l’unica cosa che chiedo è di tornare da subito a lavorare, perché ci attendono anni davvero impegnativi”.



Già, poche risorse e tante cose da fare. Vecchia storia. Come pensate di venirne fuori?


“Saranno cinque anni difficili, in primo luogo per la carenza di risorse. Dunque dovremo lavorare ancora di più. E meglio”.



Nel concreto?


“Lo dico senza timori. Io, ad esempio, penso che siano maturi i tempi per andare verso una fusione fra Adria e Pettorazza, che del resto si appoggia già a noi per molti servizi. Penso che i processi di fusione fra i comuni, e non di semplice unione, siano da portare avanti con decisione. Certo, con i tempi e la partecipazione più larga possibile, ma sono convinto che solo insieme si possa pensare in futuro di gestire al meglio il territorio, in primo luogo per dare forza ad un Polesine che si presenta eccessivamente frazionato. Senza contare i benefit di bilancio che ne deriverebbero per gli enti locali coinvolti. Con la stessa chiarezza credo che si debba smettere di sognare progetti quasi irrealizzabili, tipo la Nogara Mare. Certo, continuerà la nostra battaglia per l’infrastrutturazione del territorio, ma dobbiamo avere la consapevolezza che la realizzazione non è dietro l’angolo”.



Un bel po’ di carne al fuoco, e manca ancora l’annoso tema della sanità , della fusione dell’Ulss, dell’ospedale...


“La salvaguardia dei servizi sanitari sul territorio è una battaglia da portare avanti da subito. Non per contrastare una fusione delle Ulss, che è già nei fatti. E neppure per chiedere specializzazioni ospedaliere di nicchia che non avrebbero una logica di sistema. Ma la difesa dei servizi sanitari di base sul territorio è la grande priorità dei prossimi mesi”.



Sempre con pochi soldi, vero?


“Pochissimi. Le risorse che ci sono andranno dirottate al sociale e alle manutenzioni, in primo luogo degli edifici scolastici, dei parchi e delle strade. Poi ci sono una serie di interventi indispensabili nelle frazioni. Grandi opere non ne vedo all’orizzonte. Ma molto è stato già fatto”.



Una curiosità. Come la mettiamo con le partecipate? In questi anni Adria è sempre stata la fedele alleata di Rovigo. Ma in giro si vede un bel po’ di movimento...


“Sulle partecipate sono sempre più convinto che serva una visione a livello provinciale. Penso ai rifiuti, certo, ma anche all’acqua, al Consvipo, al gas, sul quale prima o poi il Comune capoluogo dovrà fare la gara per la gestione delle reti in ambito provinciale”.



Rifiuti, un suo vecchio cavallo di battaglia. Ha cambiato forse idea?


“No di certo. Abbiamo un servizio che in questi anni è andato peggiorando a fronte però di una tariffa al massimo. Io lo dicevo un anno e mezzo fa, in tempi non sospetti, che la strada intrapresa non mi piaceva. Purtroppo le previsioni meno rosee si stanno avverando. E tutti i ritardi si ripercuoteranno sui cittadini. Ecco, penso che si debba ripartire da qui, sgombrando il campo dagli equivoci: lavorare perché la tariffa non può aumentare ulteriormente, tantopiù a fronte di un servizio che considero scadente. Dobbiamo iniziare a gestire i nostri rifiuti come una risorsa, non come un costo. Altri lo fanno. Noi no”.



Colpa della catena di comando?


“La lotta per il controllo di Ecoambiente, lo confesso, non mi affascina. Ma indipendentemente dai vertici, Ecoambiente deve fornire servizi di qualità ai cittadini. Insomma: chi comanda o chi lo vuole fare ci deve dire cosa intende realizzare. E come. Ci deve assicurare che a fronte di alcune scelte ci sia la certezza di una diminuzione delle tariffe. Questo mi interessa. Non altro”.



Già, ma la domanda a questo punto è d’obbligo: dove vuole andare a parare la maggioranza dei sindaci?


“Io penso che in questa situazione la politica debba recuperare il proprio ruolo di guida e favorire scelte a carattere provinciale”.



Vale anche per l’acqua?


“Certamente. Il percorso che ci porta verso la fusione con il Cvs sembra tracciato. Ma anche qui bisogna garantire in primo luogo la qualità del servizio a tariffe più basse. Di certo non dobbiamo svendere il territorio. Al tempo stesso spero si possa mettere un freno ai contrasti fra Comuni. Serve una visione globale e unitaria dei servizi. Questo è ciò che interessa davvero, perché può portare frutti per gli utenti”.



In chiusura, torniamo un attimo sulla politica. Come li vede i prossimi cinque anni?


“Saranno cinque anni intensi, nel corso dei quali sono certo emergeranno figure nuove, anche in considerazione dei tanti giovani che saranno in Consiglio. E’ un bel segnale che Adria ha mandato a tutta la politica polesana. Penso che molti, su questo, dovrebbero farsi delle domande”.



E marzullianamente darsi anche delle risposte?


“Naturalmente”.

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