27/05/2022

Porto Viro

Picchiato dal padre per anni, lo ammazza a martellate

Riconosciuta la semi infermità mentale al 31enne parricida: 14 anni di condanna

13/05/2022 - 18:29

PORTO VIRO - "Adesso ti meno, come facevo con tua madre". Sono state quelle parole a provocare il corto circuito mentale fatale, quello capace di trasformare un ragazzo di 31 anni, lavoratore, introverso, non violento, attaccato al padre nonostante i maltrattamenti visti e subiti, l'alcolismo, anni di botte, in un omicida. Che ha colpito il genitore con una mazzetta sino ad ucciderlo, nel pomeriggio di lunedì 22 febbraio 2021, a Contarina, in via Siviero 50, dove i due vivevano.

E' stata la stessa difesa del giovane imputato, Gabriele Finotello, 31 anni, affidata all'avvocato Marco Linguerri di Ferrara, a ribadire come non vi siano dubbi sul fatto che il suo assistito abbia commesso l'omicidio. Che abbia colpito il padre Giovanni, 57 anni, di mestiere camionista, uccidendolo, per poi chiamare prima i soccorsi e quindi la madre, senza nascondere in alcun modo quanto commesso, per poi sedersi, insanguinato, in terrazzo, attendendo l'arrivo di forze dell'ordine e soccorritori.

Nonostante questo, al termine della propria arringa - e dopo la requisitoria del pubblico ministero Andrea Bigiarini, che aveva domandato 14 anni di condanna - la difesa ha chiesto l'assoluzione. Spiegando come non solo la perizia sul giovane avesse lasciato spazio a una semi infermità mentale, ma come anche non fosse esclusa una infermità maggiore. Per motivare questa richiesta, il difensore ha ripercorso la giovane e difficile vita dell'imputato.

Dimesso dalla clinica pediatrica di Padova a due anni circa, con una cardiopatia congenita - ha spiegato l'avvocato Linguerri - a casa trova un padre alcolizzato che picchia lui e la madre, meno l'altro fratello. "Meno perché lo ritiene 'normale', non malato, gioca a calcio, mentre Gabriele è più introverso". La madre regge sino alla maggiore età dei figli, poi se ne va. Anche l'altro fratello va a costruirsi una vita. Gabriele no - prosegue il racconto dell'avvocato - Gabriele rimane accanto al genitore, cerca di convincerlo a smetterla di bere, lo va a recuperare al bar quando lo chiamano per avvisarlo che il genitore non si regge in piedi.

Nel frattempo Gabriele trova lavoro, agli Istituti Polesani di Ficarolo. Ma non se ne va di casa. Ogni giorno fa 60 chilometri all'andata e al ritorno, ma rimane a casa col padre. Dietro insistenza della madre, prende in affitto un appartamento in Altopolesine, ma continua a tornare a casa. Sino a quel pomeriggio, che segnerà per sempre la sua vita e porrà fine a quella del padre.

Quel giorno, dopo pranzo - secondo la ricostruzione dei fatti approdata a giudizio - Gabriele vede il padre che beve. Lo invita a non farlo, ne nasce una discussione, poi una colluttazione. Il padre finisce a terra. E, pieno di rabbia, proferisce quella frase. "Adesso ti meno, come facevo con tua madre". E' finita. Il figlio va a prendere il martello e colpisce. Più di una volta.

Nel pomeriggio di venerdì 13 maggio, la Corte di Assise di Rovigo, uscendo dalla camera di consiglio, ha condannato l'imputato a 14 anni. Accogliendo, quindi, le richieste dell'accusa, che pure si era pronunciata per una semi infermità. Ora, una volta lette le motivazioni della sentenza, verosimile la proposizione dell'appello.

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