17/05/2022

GAVELLO

Così si è spento "Super Adriano"

La lunga odissea del carabiniere, raccontata dalla figlia ancora incredula

"Super Adriano" non ce l'ha fatta: muore dopo l'intervento

07/05/2022 - 18:23

GAVELLO - Un’odissea durata 6 mesi. Si rompe un femore e dopo un calvario durato 180 giorni muore in terapia intensiva. E’ successo ad Adriano Spadon conosciuto da tutti come Mirco, 59 anni, carabiniere in pensione che lo scorso 11 ottobre viene ricoverato all’ospedale di Rovigo per la rottura di un femore. A raccontarci questa incredibile storia, sono la moglie Cinzia e la figlia Sara, ancora incredule di quanto successo al loro caro.

“Papà aveva ancora 58 anni quando è stato ricoverato in seguito alla rottura di un femore. Dagli esami avevano visto che c’erano dei frammenti di osso e, visto che quattro anni prima era stato operato di tumore, hanno richiesto l’esame istologico per capire come procedere. Le alternative erano l’installazione di un chiodo, come si fa solitamente, o la sostituzione dell’osso con una protesi in caso di esame positivo. Per questo è stato trasferito a Padova per una giornata ma, fortunatamente, l’esito è stato negativo ed è ritornato a Rovigo per mettere il chiodo”.

Fino a questo punto tutto sembrava procedere come da prassi se non fosse che, dopo l’intervento che pareva essere andato bene, le condizioni dell’uomo hanno iniziato a peggiorare. “Quando, il mercoledì sono andata a trovare papà dopo l’operazione – ci spiega la figlia Sara – ho visto subito che qualcosa non andava. Non riconoscevo mio padre e ho capito che doveva essere successo qualche cosa di spiacevole. Immediatamente sono andata a parlare con le infermiere e mi hanno detto che, probabilmente, papà era strano perché gli davano degli oppiacei per sedare il dolore. Il giorno dopo, quando assieme alla mamma sono andata in ospedale, ho trovato la stanza piena di medici e infermieri perché papà non ci vedeva più, non rispondeva e non riconosceva nessuno. Ci hanno spiegato che durante l’intervento aveva preso un batterio stafilococco che aveva intaccato reni, cervello, intestino e cuore”.

Il 13 novembre il signor Spadon è stato messo in isolamento nel reparto infettivi dove ai parenti non era più possibile andare in visita. “A parte che nella cartella clinica non risulta nemmeno il trasferimento nel reparto malattie infettive – continua la figlia Sara incalzata dalla mamma Cinzia – Ci hanno detto che vi era la necessita di un intervento urgente al cuore per sostituire le due valvole, mitralica e aortica. Il 7 dicembre è stato quindi trasferito all’ospedale Borgo Trento di Verona per eseguire l’operazione avvenuta il 10 dicembre".

"L’operazione non è andata bene e papà è stato messo in terapia intensiva dove è stato tenuto 15 giorni in coma farmacologico, tanto che il 16 dicembre hanno detto a mia mamma che papà, se non reagiva alle cure, avrebbe avuto altre 2 o 3 ore di vita”. L’uomo, che a quanto pare aveva un fisico forte, ha reagito e  si è ripreso al punto che il 30 dicembre viene riportato a Rovigo dove, dopo l’epifania, viene sottoposto ad una tracheotomia.

“Anche da questo, papà è riuscito a riprendersi tanto che aveva ricominciato a parlare, leggere, scrivere e a mangiare da solo ed è stato trasferito al 7°piano in lungodegenza per la riabilitazione che sapevamo sarebbe comunque stata lunga, ma era necessaria per la sua definitiva ripresa”. Purtroppo, però, le cose verso la fine del mese di marzo sono improvvisamente precipitate.

“I medici, nonostante le sue condizioni e senza avvertirci, hanno deciso di fargli una colonscopia e hanno così iniziato la preparazione – ci racconta la moglie – Dopo l’esame, mio marito è rimasto senza mangiare e senza bere per 5 giorni ed è dimagrito in modo impressionante”.

“Quando sono andata a trovare papà non lo avevo quasi riconosciuto da quanto era diventato magro – continua la figlia Sara – Ho chiesto immediatamente spiegazioni e mi è stato risposto che al momento non era previsto nessun tipo di alimentazione. Dopo qualche giorno, hanno iniziato ad alimentarlo per via venosa perché non riuscivano in nessun altro modo ma il medico ci ha avvertito che avrebbero anche iniziato una terapia antibiotica perché aveva una infiammazione ai polmoni a causa della presenza di liquido. E’ stato messo anche sotto ossigeno a 4 atmosfere per 15 giorni ma, dopo questo, le sue condizioni sono peggiorate ulteriormente ed è stato ritrasferito in terapia intensiva il 29 marzo dove gli è stata fatta un’anestesia totale per asportargli il catarro che, con l’ossigeno, si era ghiacciato nei polmoni”.

“A questo chiedo spiegazioni alla dottoressa che mi risponde che era mio marito era denutrito – conclude la moglie – A quel punto non ci ho più visto e, io e mia figlia, ci siamo chieste come è possibile che un paziente venga trattato in quel modo per così tanti giorni. Abbiamo anche pensato di trasferirlo e di portarlo ad Adria”. Purtroppo però “super Adriano”, così lo chiamavano gli operatori del reparto dopo aver visto come in più occasioni era riuscito a riprendersi, non ce l’ha fatta e l’11 aprile ha smesso definitivamente di soffrire. 

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