18/05/2022

LAVORO

Artigianato e commercio, in Polesine triste realtà

Negli ultimi due anni hanno abbassato la saracinesca per sempre quasi 500 attività

In due anni hanno chiuso 500 attività

Artigianato e commercio: botteghe e piccole imprese falcidiate dalla crisi

07/05/2022 - 20:15

Artigiani e piccoli commercianti: addio. Il Polesine è la provincia del Veneto che ha perso il maggior numero di attività (rispetto a quelle attiva prima del Covid) negli ultimi due anni. Tra il 2019 e il 2021, infatti, hanno chiuso bottega il 5,4% degli artigiani e il 6,3% dei piccoli negozianti, per un totale di 491 attività in meno nei due comparti. In particolare, hanno abbassato la serranda 337 artigiani e 154 commercianti.

A livello veneto sono 2.802 le attività perse nei due comparti: è di 1.629 unità il saldo negativo nell’artigianato e di 1.173 quello nel piccolo commercio con cali, rispettivi, dell’1,3% e del 2,6% rispetto al numero di imprese attive prima dell’emergenza. In Polesine, il tasso di chiusura è dunque stato quadruplo rispetto alla media regionale per l’artigianato e di due volte e mezza sopra la media per quanto riguarda il piccolo commercio.

Nessun’altra provincia ha fatto rilevare valori così elevati: Belluno, infatti, ha dovuto rinunciare al 2,2% delle imprese artigiane e al 3,3% di quelle commerciali, per un calo complessivo di 160 aziende; Vicenza arretra rispettivamente del 2,5% e del 2,9% nei due settori; Verona di mezzo punto percentuale nell’artigianato e del 2,4% nel piccolo commercio; Treviso dello 0,3% e del 2,4%; Venezia dello 0,8% e del 2,4%; mentre Padova (che pure ha rinunciato a 439 aziende) ha visto un calo dell’1,1% nell’artigianato e dell’1,9% nel commercio.

Ad analizzare i dati, l’ufficio studi della Cgia di Mestre che parla di “lenta agonia del mondo del lavoro autonomo”. Gli effetti economici provocati dal Covid - sottolinea l’organizzazione degli artigiani - “sono stati molto pesanti. In Veneto, dalla fine del 2019 allo stesso periodo del 2021, le due categorie più importanti che caratterizzano il popolo delle partite Iva, vale a dire gli artigiani e i piccoli commercianti titolari di attività di vendita al dettaglio, sono diminuite complessivamente di 2.802 unità, di cui 1.173 piccoli negozi (-2,6%) e 1.629 botteghe artigiane (-1,3%). Se poco più di due anni fa c’erano oltre 125.500 imprese artigiane, all’inizio di quest’anno sono scese a poco meno di 124mila. Più pesante è stata la contrazione dei piccoli negozi commerciali. Prima della pandemia erano quasi 44.800, due anni dopo sono scesi a poco meno di 43.600”.

Nello studio, però, si segnala che quando si analizza la nati mortalità delle imprese, il dato di stock non coglie un aspetto importante. Ovvero, che le aziende che chiudono spesso sono strutturate organizzativamente (hanno dipendenti, storia, esperienza lavorativa, eccetera), mentre quelle che nascono nella stragrande maggioranza dei casi sono costituite dal solo titolare e con nessuna esperienza imprenditoriale alle spalle.

Questi dati dimostrano inequivocabilmente che il deterioramento del quadro economico causato dal Covid in questi ultimi due anni ha colpito i lavoratori più fragili, quelli senza alcuna tutela, quelli privi di alcun ammortizzatore sociale; vale a dire la parte più debole del nostro mercato del lavoro. Ovvero, gli artigiani, i piccoli commercianti, le partite Iva, tanti giovani liberi professionisti che a fronte dei ripetuti lockdown e della conseguente caduta dei consumi interni sono stati costretti a gettare definitivamente la spugna.

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