27/05/2022

ROVIGO

Se ne va un grande Maestro: insegnante geniale e amatissimo

L'ultimo saluto a Aldo Tiberto oggi alle 15 nella chiesa di San Bortolo

Addio a un grande insegnante, geniale e amatissimo

28/01/2022 - 18:04

ROVIGO - Si terranno sabato 29 gennaio, alle 15, alla chiesa parrocchiale di San Bortolo, i funerali di Aldo Tiberto, 75 anni, conosciutissimo a Rovigo, una lunga carriera come insegnante, in particolare come assistente di laboratorio ai Geometri per tanti anni e in varie scuole private: negli anni 80-90 insegnava al Leopardi. Una persona dall'intelletto vivace e dai molteplici interessi: grande appassionato di ottica, era in grado di fabbricare e riparare lenti per telescopi e macchine fotografiche.

Si è spento nella giornata di mercoledì e la notizia ha destato tristezza e rammarico nelle tantissime persone che lo conoscevano e lo stimavano, oltre che tra le centinaia di suoi studenti. 

“Purtroppo se n’è andato così in assoluto silenzio - lo ricorda Marco Bagatin, oggi vigile del fuoco, che lo aveva avuto come docente - Che tristezza. E’ stato il nostro insegnante. Aveva il dono della chiarezza. Un vero Maestro con grandi competenze teoriche e pratiche. A noi delle serali ha insegnato matematica, topografia, costruzioni, economia ed estimo. Nella scuola come nella professione godeva di una tale stima che ci si rivolgeva a lui per fugare ogni dubbio e per la soluzione dei problemi più disparati. Come studenti chiedevamo a lui anche per le altre materie e lui in due minuti ci chiariva tutto".

"Sempre in vestito, giacca e cravatta, correva con la sua bicicletta da una parte all’altra della città sfrecciando in mezzo alle auto, senza perdere tempo a cercare parcheggi. Non perdeva tempo neanche per dormire e per mangiare. Era magro e molto agile e ci ammoniva dicendo 'i geometri devono essere dei salta fossi; se uno è pingue deve andare alla ragioneria'. Teneva in tasca un pacchettino di biscotti Nipiol, quelli per i bambini, e ne mangiava uno soltanto al bisogno. 'C’è tutto qui dentro' diceva 'questi biscottini si danno ai bambini di quattro mesi, non ti impegnano la digestione e il cervello continua a funzionare'. Non come fate voi che andate a mangiare la pizza e bevete la birra e poi vi viene sonno e non riuscite a studiare. Giusto signorina?' concludeva rivolgendosi alla rara presenza femminile che mai mancava nelle classi dei geometri".

"E poi via con 'slavagnate' di formule che sembravano un fiume in piena. Ci incoraggiava dicendo: 'Per Natale finiamo il programma. Dopo la Befana ci rimane solo da ripassare e fare esercizi'. Ricordo che teneva sempre in mano un oggetto, ce lo mostrava spiegandolo ed entrando nei minimi particolari, fosse un teodolite o una pignatta da solaio. Sapeva riparare e mettere a punto strumenti topografici di alta precisione come ogni altro tipo di congegno meccanico. Un vero genio, direi, anche se del genio non mostrava di averne tutte le caratteristiche peculiarità e cioè l’essere introverso, annoiato e noioso, distaccato dai soldi, autocritico. Era però molto preciso, questo sì, certamente non era perfetto, ma molto curioso e determinato al punto da trascurare la sua stessa vita pur di perseguire i suoi progetti. Un grande Maestro che ha lasciato la sua impronta nella storia".

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