17/01/2022

L'INTERVISTA

"Orgoglioso di aver eletto due grandi capi dello Stato"

Tra i ricordi di Diego Crivellari durante le elezioni di Napolitano e Mattarella

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Diego Crivellari

12/01/2022 - 16:21

Il 24 gennaio i grandi elettori si riuniranno per scegliere il nuovo Presidente della Repubblica. Ma probabilmente il nome del successore di Sergio Mattarella non uscirà al primo scrutinio. Accordi, trattative, strategie sono in corso da settimane e dureranno ancora molto. Come è sempre avvenuto. Ecco allora che diventa interessante sentire ricordi e sensazioni dei polesani che hanno partecipato alle elezioni del Capo dello Stato del passato. Fra questi Diego Crivellari, storico esponente del Pd, presidente del Cur, deputato, e quindi grande elettore, per l’elezione bis di Giorgio Napolitano nel 2013 e di Sergio Mattarella nel 2015.

Crivellari che ricordo ha di quelle due esperienze?

“Furono due elezioni diverse, la prima con toni politicamente drammatici perché fu quella dei famosi 101 di Prodi. In generale però ricordo l’emozione di prendere parte a passaggi storici, cruciali per la vita del nostro Paese. La consapevolezza di partecipare alla più grande espressione di democrazia della Repubblica”.

Partiamo dal 2013 e dai 101 di Prodi.

“Sì ma prima ci furono le lacerazioni nel Pd per Franco Marini. Quel periodo fu caratterizzato da un grande travaglio nel centrosinistra, c’erano i 5 Stelle pronti a gridare contro tutto e tutti, ricordo che la scelta di Marini fu presa in una riunione in cui il Pd si spaccò. Renzi dichiarò apertamente la sua contrarietà, ma il dissenso fu molto più vasto, e infatti Marini, persona stimabile e capace, non venne eletto”.

E poi la candidatura Prodi.

“Il partito ci arrivò già fiaccato da polemiche e divisioni. Lo stesso segretario Bersani faticava a tenere unito un gruppo più che sfilacciato. L’assemblea dei grandi elettori del Pd si tenne alla mattina al Capranica. Non durò molto. Bersani fece il nome di Prodi, seguì un applauso quasi unanime e la candidatura di Prodi arrivò per acclamazione. Sembrava un’elezione in discesa, invece...”.

Invece...

"Io ero alla mia prima esperienza da parlamentare, eletto da poco. Il giorno dell’elezione arrivai in anticipo nell’emiciclo, anche per assaporare la sacralità di quel momento. Ricordo che incontrai Rosato e la Mogherini. Nella mia ingenuità dissi che su Prodi ci sarebbe stata compattezza, che l’elezione sarebbe stata liscia. Invece fecero riferimento a dei problemi, che non c’era niente di scontato. Poco dopo un presidente di Regione, o ex presidente, non ricordo bene, dichiarò la sua contrarietà a Romano Prodi. Capii che qualcosa non andava. E infatti all’elezione mancarono tanti, troppi voti”.

Si è fatto un’idea dell’identità di quei 101?

“Si sono scritte pagine e pagine di ricostruzioni. Ma nessuno ha mai ammesso di non aver votato Prodi. Di sicuro non è stata un’operazione da cosiddetti peones, ma orchestrata da chi aveva in mente un disegno politico. E forse qualche nome dei 101 lo si può intuire rileggendo le fasi del passato di chi ha avuto contrasti con Prodi. Secondo me si è trattata di un’occasione persa, Prodi sarebbe stato un ottimo Presidente, non divisivo, perché anche se era stato alla guida del centrosinistra la sua statura di statista avrebbe prevalso. Per me era impensabile che Prodi non fosse un riferimento per tutti noi. Ci furono grosse conseguenze: le dimissioni di Bersani, la crisi del Pd, quindi la rielezione di Napolitano”.

Il primo mandato bis della Repubblica.

“Andarono a supplicarlo segretari di partito e presidenti di Regione per uscire dallo stallo e dalla pressione di un’opinione pubblica sconcertata. Ricordo il suo discorso dopo l’elezione, la frustata che diede alla politica. Anche quella una pagina di storia”.

E arriviamo al 2015, a Sergio Mattarella.

“Il suo nome fu messo sul piatto da Matteo Renzi, allora segretario del Pd. Quasi a sorpresa, perché le trattative sembravano puntare su Giuliano Amato, sul quale c’era l’ok di Berlusconi. Credo che Renzi avesse timori di franchi tiratori interni, e per tenere unito il gruppo dem si puntò su Mattarella. Cosa che provocò la definitiva rottura del patto del Nazareno. Ma a Renzi giunse anche l’ok di Rosy Bindi, mai tenera con lui”.

Il ricordo dei 101 era ancora fresco.

“Infatti, e per questo le correnti del Pd in quell’occasione decisero di contarsi e di votare Mattarella in modi diversi: chi ‘S. Mattarella’, chi ‘Mattarella Sergio’, chi ‘Mattarella S.’ e via dicendo”.

E Crivellari come fece?

“Mi pare di aver scritto ‘Mattarella S.’”

A conti fatti la scelta di Mattarella fu azzeccata.

“Senza ombra di dubbio. Ma sarebbe stato un buon Presidente anche Amato. Sapevo che Mattarella sarebbe stato un ottimo Capo dello Stato anche per quanto mi avevano detto di lui gli ex Dc di Rovigo che lo avevano conosciuto. In alcune occasioni aveva anche avuto rapporti col Polesine. E’ stato un Presidente che ha saputo tenere unito il Paese, non un notaio, un Presidente che ha incarnato i valori della Repubblica. Con un pizzico d’orgoglio posso dire di aver partecipato all’elezione di due grandi Capi dello Stato: Napolitano e Mattarella”.

Durante l’elezione chi tiene i contatti fra i vari componenti di un gruppo grande come quello del Pd?

“C’è un grande lavoro di comunicazione, ci sono gli uffici che fanno da raccordo, i capigruppo che mandano mail e in caso di urgenza sms e messaggi wa. Con i social i gruppi chat sui telefonini sono sempre attivi”.

E la prima volta di Crivellari nel catafalco, quello con l’urna per il voto, come è stata?

“Emozionante. Ricevevo anche messaggini da casa, incoraggiamento. Mia mamma invece mi vide in televisione, mi disse che avrei dovuto tagliarmi i capelli perché dovevo eleggere il Presidente”.

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