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L’anno che verrà

Gaffeo: “Servono normalità e persone serie”

“Se finisse adesso mi ricandiderei, devo ancora fare un sacco di cose. Ma si voterà fra più di due anni...”

Gaffeo: “Servono normalità e persone serie”

Intervista di fine anno al sindaco di Rovigo. Edoardo Gaffeo nel bene o nel male (è questione di punti di vista e dunque ai posteri l’ardua sentenza) ha superato lo scoglio di metà mandato e dunque l’occasione è propizia per tracciare con il sindaco di Rovigo un primo bilancio della sua permanenza a Palazzo Nodari.

Sindaco, sono stati due anni e mezzo vissuti pericolosamente verrebbe da dire...

“Diciamo che un anno fa eravamo tutti convinti che oggi saremmo stati in una situazione migliore. E invece ci ritroviamo a vivere come durante una guerra di trincea, chiusi dietro le proprie linee. Senza contare che ci muoviamo in un territorio inesplorato, dove le decisioni che oggi sembrano corrette dopo pochi giorni sono da cambiare radicalmente”.

Situazione che finisce per avere un peso anche sull’attività amministrativa, vero?

“Diciamo che noi, rispetto ad altre città siamo in una situazione un po’ migliore perché ad essere state colpite dal punto di vista della finanza pubblica sono state in primo luogo le realtà che basano buona parte del proprio bilancio sulla Tassa di soggiorno. Noi, diciamo così, siamo riusciti a gestirla. Anche se non nascondo che ricalibrare il 10% del Bilancio, come abbiamo fatto, non è stato semplice, visto che quasi il 90% è bloccato per la spesa fissa. E’ stato uno sforzo enorme, ma penso che siamo riusciti a fare un discreto lavoro. I rodigini sono persone mature. Da noi non ci sono state forti tensioni sociali, e penso che un po’ del merito stia anche nell’avere spiegato bene la situazione, e nell’essere intervenuti, non appena è stato possibile, coinvolgendo nelle scelte anche le opposizioni e facendo un grande lavoro con le associazioni del volontariato”.

Cosa le resterà di questi 20 mesi di pandemia vissuti dalla poltrona di sindaco?

“Una sensazione. Tutti ricordiamo i famosi Dpcm del premier Conte annunciati la sera, se non di notte, e che noi ci trovavamo ad applicare la mattina seguente senza avere un’indicazione, una norma chiara da seguire. Mi è capitato anche, ed è assolutamente vero, di persone che hanno suonato al campanello di casa mia per chiedere se la mattina dopo potevano aprire e o se si potevano vedere con i parenti... Adesso stiamo imparando a convivere con questo virus, ma sarà una cosa lenta, e per nulla scontata”.

Al di là del virus, di questi due anni e mezzo c’è qualcosa che ricorda con particolare piacere?

“I 16 milioni di euro che siamo riusciti ad ottenere per il progetto di via Oroboni: un finanziamento che abbiamo portato a casa in silenzio e che ci permetterà di intervenire su di un’area che merita una ricucitura urbana. E’ stato un buon lavoro di squadra, ed è il metodo giusto anche per il futuro, quando si tratterà di intercettare i finanziamenti del Pnrr. E non solo. Perché in questi anni siamo riusciti ad intercettare i fondi per il City branding, per l’Innovation lab, oltre ad ottenere la conferma di quelli per l’ex Maddalena. E non era scontato. In due anni e mezzo abbiamo portato a casa 32/33 milioni di euro”.

E’ solo merito del gioco di squadra?

“Adesso ci siamo dotati anche di un piccolo ufficio per seguire le pratiche del Pnrr. Un ufficio che dovrà monitorare i bandi e tutto il resto. Con il Pnrr, e più in generale con questi finanziamenti bisogna stare attentissimi, perché sono tutti giustamente pagati ‘a stralcio’ di avanzamento dei lavori. Prendete i 4 milioni per la sicurezza di ponti, strade e scuole: il primo 20% arriverà solo a marzo a fronte della rendicontazione delle spese sostenute. Questo è un passaggio importante, che richiede consapevolezza. Fare politica in una città è anche questo...”.

E’ un accenno polemico?

“No, no. Dico solo che bisogna stare sui problemi, e che per ricevere credito bisogna essere persone serie. Questa città ha bisogno di normalità, di persone serie che facciano le cose nella maniera corretta”.

Altro capitolo. Per il 2022 cosa dobbiamo aspettarci di nuovo?

“Noi non rinunciamo a progettare. Anzi. Ad esempio è quasi pronto il Piano del traffico”.

Tema annoso. Adesso qualcosa lo deve anticipare...

“Per il centro abbiamo chiesto che venissero inseriti piccoli ampliamenti della Ztl, magari pedonalizzando alcune aree vicine a quelle già interdette al traffico. Penso ad esempio alla piazza del Duomo, che è il cuore della città e alle strade vicine: via Casalini, via Badaloni e via Mure ospedale. Quella è un’area che è vocata ad essere pedonale. Così come dobbiamo pensare ad una pedonalizzazione più seria per piazza Merlin”.

E corso del Popolo?

“Corso del Popolo va bene così com’è oggi, magari con qualche provvedimento per una sosta un po’ meno selvaggia. Ma, lo ripeto, senza cambiare l’organizzazione di oggi. E poi è un falso problema, perché si può intervenire sulle Ztl senza impiccarsi al tema di corso del Popolo”.

Visto che siamo in tema di ‘never ending story’, c’è qualche altro problema atavico da affrontare?

“I cassetti li ho aperti tutti, e ho già detto di avere trovato anche rifiuti radioattivi, e penso alla Baldetti, al Consip, al project del cimitero... C’è qualcosa di molto importante, e a cui tengo molto, che è la situazione di Iras. E’ una vicenda che va chiusa rapidamente, ma vanno fatte le cose per bene. Il Piano originario, ovvero quello di ‘regalare” Casa Serena non stava in piedi e sarebbe finito davanti alla Corte dei Conti. Per sanare la situazione bisogna trovare altre strade. La situazione non è bella, ma nel frattempo il numero degli ospiti è tornato a salire a livello pre Covid e Iras funziona. La soluzione va trovata. Non dimentichiamo mai che ci lavorano tante famiglie e altrettante sono coinvolte avendo lì ospiti i loro famigliari”.

Come sarà l’anno che verrà? Con quale cronoprogramma si rimetterà in moto a gennaio?

“Per prima cosa, lo ripeto, bisogna sistemare il caso Iras. Poi speriamo di iniziare a vedere i frutti del lavoro che abbiamo fatto in questi due anni: spostare la polizia locale, continuare nei lavori sulle strade, intervenire sulle piste ciclabili... Nulla di sconvolgente, certo, ma a mio parere sono segnali di attenzione importanti. Noi non siamo qui per sconvolgere la città, ma per favorire un ritorno alla normalità”.

E’ un sogno realizzabile a Rovigo?

“Sì, io sogno alla fine del mio impegno di ridare indietro le chiavi della città potendo dire di avere risolto i problemi e di non averne invece creati di nuovi. Quando ho accettato di candidarmi sapevo che la situazione era complicata. Sono un cittadino di questa comunità, e avevo visto come ci si muoveva. Ero a conoscenza delle situazioni critiche. In alcuni casi siamo riusciti a trovare una soluzione anche più velocemente del previsto”.

Ad esempio?

“Quando con alcuni dirigenti siamo andati per la prima volta a Bologna a incontrare Unipol non ci hanno neppure ricevuti negli uffici, ma in una sala per attività didattiche... C’era un rapporto completamente da ricostruire. Ci siamo riusciti risultando credibili di fronte ai nostri interlocutori. Così il caso della Baldetti si è risolto in modo soddisfacente. A me sarebbe piaciuto addirittura chiudere con un esborso un po’ minore, ma la consapevolezza di portare il comune fuori da una situazione critica ha vinto su tutto”.

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Commenti all'articolo

  • Max61

    26 Dicembre 2021 - 13:55

    Torna a fare quello che facevi prima, sicuramente lo facevi meglio che fare il sindaco.

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  • diduve

    25 Dicembre 2021 - 00:28

    Purtroppo si rivotera' fra due anni.. Ma voteremo altro..

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