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"Covid, non c’è da stare sereni”.

Il presidente Luca Zaia nei saluti di fine anno: “Non dormo sonni tranquilli”. La zona arancione è dietro l’angolo

Zaia

Il presidente della Regione Luca Zaia

“Con oltre 5mila contagiati anche oggi stiamo vivendo una situazione assolutamente importante e che non ci fa dormire sonni tranquilli”. Luca Zaia si è presentato giovedì mattina con queste parole, che lasciano ben poco spazio all’immaginazione. “L’incidenza dei contagi - ha spiegato - è salita al 3,63%, e l’80% delle terapie intensive è occupato da non vaccinati. Attualmente è pieno il 16% delle terapie intensive, e se arriviamo al 20% finiamo in Zona arancione”. A salvare il veneto da queste nuove restrizioni (che comunque riguarderebbero in gran parte i no vax) potrebbero essere i numeri dei ricoveri in area medica. “Ad oggi siamo al 17%, e per cambiare fascia bisogna raggiungere il 30%. Con l’aumento medio di questi giorni è un tema che potrebbe porsi dopo la prima settimana di gennaio”. Settimana in cui - secondo il sistema matematico e previsionale della Regione - questa ondata di contagi potrebbe iniziare a scendere. “Nell’inverno 2020 - ha spiegato il governatore - siamo stati colpiti duramente, la prima fase ci aveva provati come in altre regioni: oltre 7mila 500 morti, tanti contagiati, ospedalizzazioni, difficoltà. Ma ancora oggi siamo in pandemia. E non è un momento facile, visto che abbiamo 1300 ricoverati. Ed è grazie ai vaccini che abbiamo solo un terzo dei ricoverati rispetto all’anno scorso anche a fronte di un numero maggiore di contagiati nelle 24 ore rispetto ad un anno fa”.

Il ringraziamento a medici, infermoieri, oss e a tutto il personale sanitario è dovuto: “Il morale delle truppe non è quello che ci dovremmo aspettare dopo 22 mesi di tragedia, hanno diritto a rispetto e ringraziamento, sanno che non avranno Natale e Capodanno facile, noi siamo al loro fianco; l’unica cosa è dotarli di dispositivi e strumentazioni”.

E in pandemia un ruolo importante lo hanno svolto i media che Zaia ha accomunato in un ringraziamento collettivo: “Grazie per aver creduto che la comunicazione istituzionale possa avere validità e strategia durante la pandemia che segnerà una delle pagine di storia più importanti dell’attualità”.

Il tema, oramai, è quello del vaccino. Più persone si vaccinano, meno si intasano gli ospedali e prima si potrà arrivare alla ‘famosa’ convivenza con il virus. Ma ancora non è così. “Io - ha confessato Zaia, che si è presentato questa volta affiancato da tutta la sua squadra di giunta - sono preoccupato anche per chi non si vaccina. Li rispetto anche se non condivido una riga di quello che pensano e che dicono. Siamo un Paese libero con vaccinazione volontaria; ci sono anche tanti che hanno paura di vaccinarsi. Ma io sono fermamente convinto che non possiamo perdere questa battaglia, che non possiamo chiudere... E’ ignobile che si dica che è un’influenza e che si cura a casa. Sì, il 95% si cura a casa (come avviene fin dall’inizio Ndr), ma 5 su 100 hanno bisogno di ospedale altrimenti muoiono. E questo è un dato di fatto”.

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