25/09/2021

FICAROLO e ADRIA

Il ricordo di Don Mario, esempio di bontà

Messe di suffragio in Cattedrale e a Ficarolo. Nel 2013 la benemerenza “Adria riconoscente”

Il ricordo di Don Mario, esempio di bontà

07/08/2021 - 09:48

ADRIA – Ricorre domani il quinto anniversario della scomparsa di monsignor Mario Furini alla guida della Cattedrale dall’ottobre 1999 fino al momento in cui ha dovuto arrendersi al male. Il sacerdote sarà ricordato in tutte le messe in Cattedrale, in modo particolare a quella di mezzogiorno. Anche Ficarolo, suo paese natale e dove riposano le spoglie, lo ricorderà durante la celebrazione liturgica delle 11.

"E' stato un eroe della carità, dell'umiltà e della generosità": le toccanti parole del vescovo Pierantonio nella celebrazione delle esequie.

Don Mario era nato a Ficarolo il 21 novembre 1941 è venne ordinato sacerdote il 26 giugno 1966 dalla mani del vescovo Marcello Rosina. Aveva proseguito con gli studi fino alla laurea in lettere conseguita all'Università di Padova nel 1973 con il professor Angelo Gambasin con una tesi sul “Movimento cattolico in Polesine 1869 -1898”.

Come primo incarico pastorale venne nominato segretario del vescovo Guido Maria Mazzocco e insegnante di seminario, nello stesso tempo seguiva la nascita della parrocchia di Santa Rita a Rovigo. Il 1^ marzo 1974 gli venne affidata la direzione della Casa del clero; dal 1^ ottobre 1976 al 1984 ricoprì l'incarico di delegato per gli istituti di vita consacrata e dal 1^ gennaio '82 revisore per la stampa; dal dicembre dello stesso anno venne nominato cappellano del Papa. Il 1^ agosto 1985 approdò nella parrocchia di San Bortolo a Rovigo dove rimase fino al settembre 1999, per poi arrivare ad Adria.

E la città etrusca, nel dicembre 2013, ha voluto rendergli onore con la benemerenza “Adria riconoscente” consegnata dal sindaco Massimo Barbujani con questa motivazione: “Per il suo stile di vita semplice e umile che esprime una presenza sempre vigile e generosa nella vita sociale e culturale della città; per la sua costante attenzione verso le persone sofferenti e bisognose, alle quali offre parole e gesti di consolazione e di fede; per i progetti di conservazione e rinnovo delle opere d’arte religiose e culturali, degno garante della millenaria tradizione religiosa e del patrimonio storico della città”.

Il suo stile di vita semplice, silenzioso e discreto, ha segnato la sua presenza e soprattutto il suo impegno: parlava più con l’esempio che con le parole. La sua costante attenzione agli ultimi, ai poveri, agli ammalati che visitava con frequenza nelle loro abitazioni o in ospedale, è stata una preziosa testimonianza per tutti coloro che vedono nel sacerdozio l’impronta concreta degli insegnamenti di Cristo. Sacerdote aperto al dialogo, ha cercato la più ampia collaborazione nei laici, non solo con quelli militanti nelle associazioni cattoliche, ebbe sempre una particolare attenzione ai giovani.

Resterà fisso nella memoria di quanti lo hanno conosciuto il volto sereno di un prete che era la bontà fatta persona.

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