19/06/2021

MAZZORNO SINISTRO

"Siamo una piccola comunità, ma non meritiamo di essere trattati così"

Mirella Franchin: “Una paese che dovrebbe essere un paradiso per qualità di vita e tranquillità, invece è completamente abbandonato"

“Noi completamente abbandonati”

ADRIA - Un grido di dolore si alza da Mazzorno Sinistro, la piccola frazione ai piedi del grande fiume, immersa nella tranquillità della campagna adriese. Una paese che dovrebbe essere un paradiso per qualità della vita e tranquillità. Oltretutto basterebbe poco, invece è completamente abbandonato. La situazione è peggiorata nell’ultimo mese, ovvero da quando è stato chiuso il ponte dell’idrovora a Cavanella Po. Così quei pochi che si avventurano nel fare la “scorciatoia” per arrivare al ponte cosiddetto “articioco” sul Canalbianco per poi sbucare in località Smergoncino e subito dopo sulla regionale Adria-Loreo, sono costretti ad attraversare Mazzorno Sinistro e spesso sfrecciano a velocità ben oltre i limiti consentiti, in una strada stretta dove due vetture in senso contrario devono rallentare per non toccarsi. Così si creano non solo situazioni di pericolo per le persone, pedoni e ciclisti, ma anche fastidiosi rumori soprattutto nel cuore della notte. Senza dimenticare frenate da brividi quando devono affrontare le curve secche che sembrano tornanti. E questa situazione andrà avanti per almeno un anno, almeno questo è il tempo per il quale il ponte dell’idrovora resterà chiuso.

Questa è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza dei residenti di Mazzorno Sinistro che si sentono completamente abbandonati dalle istituzioni pubbliche locali. A farsi portavoce di questo profondo malessere è Antonietta Mirella Franchin, nonna 85enne frizzante e determinata, che non vuole arrendersi a questo stato di trascuratezza del proprio paese. “Siamo stanchi e profondamente amareggiati – esordisce Antonietta Mirella – Alla mia età, come qualcuno potrebbe pensare, potrei dedicarmi alle mie cose di casa, ma per tutta la vita ho prestato servizio di volontariato per il paese. Siamo una piccola comunità, ma con un grande cuore, per questo non meritiamo di essere trattati così. Tanti si lamentano, poi non tutti hanno il coraggio di uscire allo scoperto”.

Tra le principali criticità segnalate dalla residente "il centro civico, fino a qualche anno fa, era un centro vitale per la comunità anche con la sala polivalente che sta dietro. Adesso sembra un edificio abbandonato. La delegazione comunale è come inesistente, non si sa quando è aperta. Il delegato del sindaco non c’è quasi mai, ha affisso un numero di telefono per chiamarlo. Ma un vero delegato del sindaco deve essere in paese, deve vivere i problemi del paese, non devo andare a spiegarglieli. Prima c’era anche il medico di base, ma anche l’ambulatorio è chiuso. Fino a qualche anno fa c’erano addirittura due medici che si alternavano. Quasi tutti i giorni, di mattino o pomeriggio, sapevano che c’era un dottore a disposizione, disponibile per qualche emergenza anche se non eravamo suoi pazienti. Le lascio immaginare i disagi che l’assenza del medico può comportare per una popolazione in larghissima maggioranza anziana. Purtroppo siano fortemente penalizzati anche sul fronte della vita pastorale: viene celebrata la messa ogni quindici giorni. Credo che si potrebbe e dovrebbe fare qualcosa di più”.

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