20/06/2021

Il libro

Matteotti, eroe polesano lasciato solo

Riccardo Nencini in Polesine per presentare il proprio romanzo storico sul martire socialista.

Matteotti, eroe polesano lasciato solo

ROVIGO - In occasione dell’intervento di sabato a Palazzo Celio, per la presentazione del suo volume “Solo” (ed. Mondadori) sullo statista Giacomo Matteotti, il senatore Riccardo Nencini racconta la genesi e i tratti salienti del saggio destinato al successo, almeno in Polesine.

“La sua classe di appartenenza lo avrebbe dovuto orientare a difendere gli interessi dei latifondisti, verso il Partito Liberale, invece - le parole di Nencini - ha fatto la scelta opposta, su cui molto hanno influito il rapporto col fratello Matteo e il bisogno di riscattare la storia, in gran parte taciuta, di usurai della sua famiglia. Certo, in questo c’era anche un intento di dissacrare l’attività politica di Giacomo. I possidenti polesani non lo chiamano mai per nome, ma con espressioni che indicano il disprezzo della persona: ‘socialista milionario’, ‘impellicciato’, ‘usuraio’”.

Ma il Polesine ha lasciato solo Matteotti. “Alle elezioni amministrative del ’20 Matteotti aveva vinto su tutti i 63 comuni polesani, ma dal gennaio all’aprile del ’21 gli squadristi fascisti agrari spazzarono via tutti i 63 comuni con un fenomeno che non ha eguali. Il fascismo agrario nasce tra Rovigo e Ferrara; è un errore storico affermare il contrario. Due fatti già nel dicembre del ’20: a Oca viene stroncato uno sciopero di bovari e a Loreo si ha un attacco a un corteo socialista. E Matteotti, dopo le sevizie di Castelguglielmo, nel marzo del ’21, fu esiliato definitivamente dal Polesine. Inoltre, tra gli implicati nel suo rapimento e omicidio, oltre al fiorentino Amerigo Dùmini, c’erano due polesani: Aldo Finzi e Giovanni Marinelli, ex compagno di Matteotti”.

Alla storia di Matteotti si lega anche un ricordo del fondatore della Lega Umberto Bossi: “Quando la settimana scorsa ho mandato gli inviti per la presentazione del mio libro in Montecitorio, Bossi mi ha scritto: ‘Caro Riccardo, mi hai ricordato la storia della nonna Celesta. Lei aveva in camera un’immagine di Matteotti dietro il quadro della Madonna. Dopo la morte nel ’24, la sua immagine non poté più essere esposta. I fascisti entrarono nella sua casa di Busto Arsizio e, durante la perquisizione, cadde il quadro della Madonna svelando l’immagine di Matteotti. Nonna fu portata nella sede fascista e le ruppero entrambe le ginocchia’”.

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