08/05/2021

Crisi

La metà delle aziende non riaprirà i battenti

Studio shock della Cgia di Mestre: sarà il settore turistico a pagare il prezzo più alto.

La metà delle aziende non riaprirà i battenti

VENEZIA - Una impresa su due rischia di non riprendersi più dalla crisi legata alla pandemia. A soffrire sono soprattutto quelle legate al turismo. A causa della crisi economica legata al Covid sono ad alto e medio-alto rischio operativo quasi il 50 per cento delle imprese venete; realtà che danno lavoro a poco più del 30 per cento degli addetti presenti nella nostra regione. Un numero impressionante che dimostra quanto la crisi economica sia profonda ed ancora, in sostanza, inesplosa.

La denuncia è sollevata dall’Ufficio studi della Cgia dopo aver letto i dati presentati nelle settimane scorse dall’Istat. A livello territoriale il rischio tenuta investe, in particolar modo, tutto il litorale adriatico, che va da Bibione fino a Rosolina Mare, l’Altopiano di Asiago e i comuni del Garda. Tutte realtà che vivono quasi esclusivamente di turismo.

L’Ufficio studi della Cgia precisa che questo 50 per cento circa di aziende venete in seria difficoltà ha manifestato forti perdite di fatturato, ha denunciato di non avere una strategia di risposta alla crisi e prevede seri rischi operativi. Quali risposte a questa situazione? Secondo la Cgia di Mestre per aiutare seriamente chi si trova in difficoltà, “il governo deve abbandonare la politica dei micro aiuti attuata fino adesso, sostituendola con misure straordinarie in grado di mitigare gli effetti negativi che la crisi pandemica sta producendo. Vista l’urgenza è necessario, ad esempio, applicare per l’anno in corso il lockdown alle tasse erariali ed erogare rimborsi più pesanti rispetto a quelli distribuiti fino ad ora”. Gli artigiani mestrini stimano in altri 80 miliardi di euro le risorse che il governo dovrebbe mettere in campo a livello nazionale entro la fine di luglio per salvare le attività economiche colpite dalla crisi pandemica.

Salvo l’avvento di nuove varianti, “grazie alle condizioni climatiche e alla campagna vaccinale, molto probabilmente in piena estate dovremmo essere quasi definitivamente tornati alla normalità, ovvero alla situazione pre Covid. Per evitare che i sostegni che verranno erogati nei prossimi mesi alle imprese siano utilizzati da quest’ultime per pagare imposte e contributi, è necessario ‘imporre’ il lockdown alle tasse erariali, consentendo alle partite Iva e alle piccole imprese di risparmiare quest’anno 28 miliardi di euro. Un importo di dimensioni importanti che, ovviamente, potrebbe essere ridimensionato consentendo l’azzeramento del peso fiscale solo alle attività con ricavi al di sotto di una certa soglia o sulla base della perdita di fatturato”.

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