20/10/2021

Rovigo

L'architetto Pietropoli e i dubbi sul tribunale in via Badaloni

"Più ci penso più mi sembra evidente che quel sito non è adatto a quell’edificio" le parole di Pietropoli

L'architetto Pietropoli e i dubbi sul tribunale in via Badaloni

28/03/2021 - 17:19

ROVIGO - Nel lungo dibattito di questi mesi riguardo al progetto del nuovo Tribunale di Rovigo, si inserisce l'architetto Guido Pietropoli, professionista rodigino e stretto collaboratore dell'architetto veneziano Carlo Scarpa, che ha lavorato negli anni per la progettazione sia del rinnovo di Corso del Popolo che dell'entrata dell'Ospedale di Rovigo.

"Mi inserisco con lievità - spiega Pietropoli - perché il mio intervento segue alle note di illustri storici della città, di archeologi, di urbanisti, di docenti universitari… come dire, segue a tutta quella parte di intellighenzia che, sui fogli quotidiani, i lettori guardano con lo stesso interesse di chi, consapevole della propria impotenza, si accontenta di conoscere cose antiche e si prepara a piangere un bene perduto".

"Paleoalveo, testimonianze di tessuto edilizio di epoca medioevale, area storica di straordinario interesse per l’archeologia medievale e moderna, danno estetico - prosegue - il quartiere a forma triangolare tra via Badaloni, via Donatoni e via Mure Seminario Vecchio nel quale è ipotizzata la realizzazione del nuovo Palazzo di Giustizia sembra un comparto urbano assolutamente intoccabile in quanto votato a essere la testimonianza storica del tessuto cittadino. Questo assunto si basa sulle recenti visioni alle quali è approdata la cultura dei centri storici per la quale la distinzione tra le emergenze architettoniche - leggi edifici di qualità storico/artistica significativa - e il tessuto minore non è più accettabile in quanto sia gli uni che gli altri concorrono all’immagine della città che, altrimenti, si offrirebbe come un museo di brani - seppure significativi - avulsi dal contesto che li ha generati".

"Da questa proposizione - che è facile condividere - discende un’altra secondo la quale il tessuto storico della città è il prodotto finito di un’epoca alla stressa stregua di un’opera d’arte; come dire che nel Centro Storico di Rovigo nulla può essere aggiunto o tolto - aggiunge - una rapida indagine nell’ultimo secolo di vita della città - e cioè nella storia del suo vivere e rigenerarsi  - contraddice l’assunto che il centro storico di Rovigo abbia un disegno immodificabile. Basta far mente locale alla costruzione del Teatro Sociale realizzato a seguito dell’abbattimento dell’Oratorio dei Battuti, a Piazza Garibaldi ottenuta radendo al suolo la chiesa di Santa Giustina, al complesso della Camera di Commercio e del Salone del grano ecc. per chiedersi cosa sarebbe successo se 'Italia Loro' si fosse stracciata le vesti per le demolizioni e avesse ottenuto ascolto da parte della cittadinanza".

"La storia della città, e non solo di quella della piccola Rovigo, mostra come l’organismo urbano, quando deve crescere, impone ingenti sacrifici al tessuto originario - la riflessione di Pietropoli - un esempio per tutti: la Basilica Costantiniana a Roma fu rasa al suolo per realizzare l’attuale San Pietro e, a conti fatti, tra il rovello di accontentare gli archeologi o approvare l’opera di insigni architetti quali Maderno, Bramante, Michelangelo, Bernini ecc. io sto dalla parte degli architetti che è anche la parte dell’anima della città di Roma". "Cosa voglio dire? - spiega l'architetto rodigino - una legge segreta recita che ogni trasformazione avviene a seguito di una mutilazione; accettandola come dato obiettivo si dovrà perseguire il fine che a trasformazione avvenuta sia restituito - almeno - un complesso architettonico con qualità superiori a quello perduto cioè si ottenga  un nuovo brano di città portatore di qualità superiori rispetto alla parte sacrificata".

"Vengo alla proposta d’insediamento del nuovo Palazzo di Giustizia nell’isolato di via Badaloni; fino ad oggi nessun intervento ha messo in risalto le qualità architettoniche - presunte o effettive - del progetto. Va detto che per qualità architettonica io intendo la risposta conforme ai tre attributi vitruviani che un edificio insigne deve dare: stabilità, utilità e bellezza firmitas, utilitas e venustas. Dico edificio insigne perché tale dev’essere l’edificio sede di una istituzione qual è la Cittadella della giustizia. Nei quotidiani sono apparsi alcuni render che dicono davvero poco - o troppo - dell’impegno progettuale e che non tranquillizzano sulla qualità di un inserimento così importante, ancorché rischioso. Vogliamo accontentarci di un’immagine virtuale o è giusto chiedere una documentazione più probante, una relazione dei progettisti, un dibattito tra cittadini e addetti ai lavori?".

"Resto dell’opinione che trincerarsi dietro ai paleoalvei, ai probabili reperti archeologici, al tessuto medievale - per altro già compromesso dalle pizzerie al taglio, dai mini appartamenti e dai pub - sia una foglia di fico per nascondere l’incapacità a giudicare un’architettura - conclude Pietropoli - mi viene alla mente il giudizio che fu dato al progetto che vinse il concorso per la nuova Opéra Bastille 'un ippopotamo incastrato in una vasca da bagno'. Più ci penso più mi sembra evidente che quel sito non è adatto a quell’edificio".

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