19/10/2021

UN ANNO DAL LOCKDOWN

“E’ stata dura, momenti difficili, soprattutto per i medici”

Le parole del dottor Noce che ha vissuto l’emergenza sin dai primi momenti, alla fine di febbraio, e ricorda bene quel periodo

Francesco Noce è ancora presidente del Consiglio dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri

Francesco Noce

09/03/2021 - 15:46

ROVIGO - Un anno dal lockdown. Un anno molto difficile. La bolla rossa in cui finì l’Italia, per l’emergenza Coronavirus, è di 12 mesi fa. Era la sera del 9 marzo 2020, quando Giuseppe Conte annunciò agli italiani: “Purtroppo non c’è tempo”. Troppi malati, troppi morti. Perciò dal 10 marzo, un nuovo decreto e il lockdown a causa della pandemia da Covid 19.

Francesco Noce, presidente dell’ordine dei medici e chirurghi del Polesine e del Veneto, ricorda bene quei momenti. “E’ stata dura, momenti difficili, soprattutto per i medici”, spiega il dottor Noce, che ha vissuto l’emergenza sin dai primi momenti, alla fine di febbraio, e ricorda bene quel periodo. “Ero stato avvisato con una telefonata, mentre stavo tornando da Roma dopo un incontro, del primo morto per Covid all’ospedale di Schiavonia. Era venerdì, il giorno dopo abbiamo riunito l’unità di crisi nella sede dell’Asl, con forze dell’ordine, prefettura, Asl e Protezione civile. E già la domenica avevamo dato disposizioni ai medici su come comportarsi”. Ovvero le visite solo su appuntamento, i pazienti con la febbre non dovevano andare in ambulatorio, nè al pronto soccorso, ma telefonare al medico di base. “Subito abbiamo raccomandato, per chi entrava in ambulatorio, l’uso dei dispositivi individuali, come le mascherine, e del gel igienizzante, la sanificazione dello studio qualora fosse entrato un paziente positivo. A fine febbraio, con tutti i presidenti degli ordini dei medici della regione, abbiamo incontrato il presidente Luca Zaia e l’assessore Manuela Lanzarin, non c’era ancora la percezione di quello che poteva succedere, ma ben presto si era capito che non si trattava di una semplice influenza. E per fortuna a marzo la decisione del lockdown, che fu accolta con un certo senso di responsabilità dalla popolazione”.

Fino a quel momento la chiusura totale era stata vista solo in televisione con le immagini che arrivavano dalla lontana Cina, da Wuhan. “Era un periodo drammatico, ci furono tanti morti. Ricordo le immagini dei camion dell’esercito che trasportavano i cadaveri. Molti i decessi anche tra i medici, soprattutto tra i medici di famiglia. Non avevamo ancora le armi, ovvero mascherine e dispositivi di sicurezza, per difendere i pazienti, ma anche noi medici per non diventare a nostra volta fonte di infezione”.

“Iniziò un periodo difficile, con molte responsabilità - continua Francesco Noce - Non si poteva uscire, Si doveva restare in casa, se non per motivi di lavoro, salute o necessità. Non ci si poteva riunire, non si potevano incontrare i propri cari, molte persone morivano durante il ricovero in ospedale senza il conforto di un familiare. E’ stato un periodo duro. Anche per i medici, subissati da telefonate, al lavoro per 13 o 14 ore al giorno”.

“La gente aveva paura di andare all’ospedale temendo di contrarre il virus. Sono state trascurate altre patologie, purtroppo. Anche perchè gli ambulatori erano aperti solo per visite urgenti - spiega il presidente dell’ordine dei medici - Io ero a disposizione tutti i giorni, 24 ore su 24. La sede dell’ordine dei medici, a Rovigo, era aperta sempre, sia per il supporto ai colleghi, anche dal punto di vista delle disposizioni normative, sia come punto di riferimento per le istituzioni e le organizzazioni sociali,quali le scuole o le fabbriche”.

Secondo Francesco Noce, “il lockdown è servito, il virus aveva perso aggressività. Ma non era scomparso. Infatti, dopo le aperture durante l’estate, con gli assembramenti e il mancato rispetto delle raccomandazioni, il ritorno a scuola e il sovraffollamento nei trasporti, c’è stata la seconda ondata. Si sapeva, era prevedibile, ma purtroppo non si è fatto molto. Poi le varianti, che sono più contagiose, e ora la terza ondata. Ora non ci resta che vaccinare il maggior numero di persone, confidando di avere a disposizione i vaccini in breve tempo per arrivare all’immunità di gregge. Nel frattempo, occorre soprattutto adottare le disposizioni di sicurezza, come usare la mascherina, tenere la distanza fisica di oltre un metro, lavarsi le mani”.

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