04/03/2021

CORONAVIRUS IN POLESINE

L'appello del Pd: "Serve un cambio di marcia nelle vaccinazioni in Polesine"

La proposta: "Centri vaccinali in tutti i comuni in collaborazione con i medici di base"

L'appello del Pd: "Serve un cambio di marcia nelle vaccinazioni in Polesine"

ROVIGO - Il Pd chiede un cambio di passo per la vaccinazione di massa. Dopo le polemiche per i mancati recapiti delle lettere agli 80enni il Pd torna a chiedere un cambio di passo per la vaccinazione di massa. Il fatto che parecchi anziani non hanno potuto recarsi all’appuntamento per la vaccinazione a causa del mancato avviso, secondo l’Ulss per inefficienza del sistema postale, spinge il Pd a chiedere che i centri vaccinali siano aperti in tutti i Comuni, con la collaborazione dei medici di base.

Il segretario provinciale dem, Angelo Zanellato, sottolinea che “il tema della vaccinazione è oggi fondamentale e centrale per uscire dalla pandemia”. Per il Pd provinciale “la Regione Veneto, e di riflesso l’azienda sanitaria, devono trovare soluzioni più appropriate di quelle oggi messe in campo”. Angelo Zanellato e Veronica Pasetto, delegata dalla segreteria ad occuparsi di sanità dicono che: “Oggi sicuramente mancano i vaccini, ma la programmazione pensata e attuata oggi dall’Ulss5 Polesana non è rispondente ai bisogni. Aver previsto solo 5 centri di somministrazione (oltre a 2 funzionanti in alternanza) del vaccino per l’intera provincia per gli over 80 non è sufficiente a garantire una vaccinazione senza creare disagi e disparità di trattamento. Siamo la provincia del Veneto con il più alto numero di persone anziane, molto vasta in termini di territorio e con molti chilometri da percorrere per queste persone che devono raggiungere i centri di vaccinazione. Senza contare che è stato scaricato sulle amministrazioni, e di riflesso sulle associazioni di volontariato locale, la questione relativa al trasporto sociale di queste persone over 80 che non sono in grado di guidare oppure che non hanno familiari che li possano accompagnare”.

Per il Pd polesano “occorre premettere che il trasporto sociale potrà essere garantito solo se prima gli autisti volontari saranno vaccinati, per cui, presumibilmente, gli over 80 che necessitano di essere accompagnati dovranno attendere ancora parecchie settimane prima di potersi vaccinare. Ad oggi infatti solo pochissimi volontari (dato di ieri: i volontari di 2 comuni su 43 dell’intera Provincia, togliendo i comuni-centri di vaccinazione) sono stati chiamati per essere sottoposti a vaccinazione. Crediamo invece che questo periodo che abbiamo difronte, nell’attesa che arrivino i vaccini, debba essere usato al meglio dall’azienda sanitaria per ripensare e mettere in piedi la migliore programmazione nella somministrazione dei vaccini”.

Ed ecco il punto focale della richiesta dem: “Innanzitutto creando centri di vaccinazione in ogni comune, in sinergia con i medici di famiglia e con le farmacie, pensare a forme di comunicazioni alternative alla lettera inviata per posta che come si è visto non arriva puntuale al destinatario, ma informatizzando la comunicazione, anche avvalendosi di giovani inseriti tramite il servizio civile, e quindi impegnando giovani in difficoltà con il lavoro che potrebbero essere coinvolti ricevendo un compenso, e che dall’altro lato hanno invece già molta dimestichezza nell’utilizzo della tecnologia”.

E ancora: “Quando arriveranno i vaccini dobbiamo essere assolutamente pronti a garantire la somministrazione nel più breve tempo possibile e questo sarà possibile solo se verrà garantita una somministrazione capillare in ogni comune della Provincia, che richiede previamente una informativa più informatizzata possibile, tenendo conto ovviamente della persona cui si rivolge la comunicazione. Per questo, come partito, siamo sin d’ora a disposizione di tutti coloro che vorranno confrontarsi per trovare le soluzioni migliori per garantire un’organizzazione puntuale. Quando arriveranno dosi importanti di vaccini dobbiamo assolutamente essere pronti; solo così sarà possibile uscire da questa drammatica situazione che da sanitaria è diventata economica e di riflesso sociale”.

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