01/03/2021

VENETO

“Il fermo pesca va difeso perché riguarda i sistemi più invasivi e garantisce la salvaguardia della fauna marina”

I consiglieri regionali del PD Zanoni e Bigon a favore del decreto che prevede uno stop della pesca a strascico

Diritti esclusivi di Pesca, salta tutto: la rabbia dei pescatori (e non solo)

Foto d'archivio

VENETO - “La decisione del Governo di aumentare i giorni di fermo pesca tecnico è corretta. Riguarda infatti i sistemi più invasivi, come le reti a strascico, ed è indispensabile per la salvaguardia della fauna marina. Una misura che mira a tutelare anche il settore ittico”. I consiglieri regionali del Partito Democratico Andrea Zanoni e Anna Maria Bigon si schierano favore del decreto del ministero delle Politiche Agricole che prevede uno stop della pesca a strascico, per l’anno in corso, di 30 giorni per le barche inferiori ai 24 metri e di 40 per quelle di lunghezza superiore, raddoppiando i periodi di fermo attuali di 15 e 20 giorni.

“Capiamo le preoccupazioni per i danni a imprese e occupazione, ma le norme Ue puntano a tutelare anche questo comparto. L’Adriatico - ricordano Zanoni e Bigon - è da sempre portato come esempio emblematico perché si pesca troppo, rispetto alla capacità dei cosiddetti stock ittici di riprodursi e rigenerarsi. Senza fermo tecnico, in aggiunta a quello biologico, si rischia di tagliare il ramo dove si è seduti, ovvero di svuotare l’Adriatico. Il pericolo sul sovrasfruttamento ittico (overfishing) è stato più volte sottolineato da scienziati ed esperti riuniti nell’Adriatic Recovery Project. Una situazione denunciata da tempo anche dall’Unione Europea e che riguarda il 96% di questi stock. L’Adriatico con le sue 17mila specie è una delle zone al mondo con la maggiore biodiversità, come ha ricordato la relazione del Parlamento europeo nel 2017, e le conseguenze ricadono inevitabilmente sul comparto ittico le conseguenze ricadono inevitabilmente sul comparto ittico - insistono Zanoni e Bigon - Ci sono alcune specie che sono praticamente dimezzate perché non fanno in tempo a riprodursi, come il nasello che ha avuto un calo del 45% tra il 2006 e il 2014 in quanto pescato oltre cinque volte la soglia di sostenibilità, mentre per lo scampo tra il 2009 e il 2014 c’è stato un crollo addirittura del 54%. Complessivamente il livello delle risorse ittiche sovrapescate è il doppio o il triplo del livello del Massimo rendimento sostenibile”.

Da qui il sostegno alla misura ministeriale: “Gran parte della flotta industriale italiana opera nell’Adriatico, che sostiene da solo il 50% della pesca italiana; perciò il fermo è un atto dovuto che adotta le raccomandazioni scientifiche. Oltretutto i nostri mari devono fare i conti anche con altre minacce come l’eccesso di nutrienti e di fertilizzanti, l’inquinamento, le modifiche della costa e dell’habitat. Proteggerli significa difendere il comparto ittico. Capiamo le preoccupazioni delle associazioni di categoria, ma crediamo che la posizione del Governo e del Parlamento europeo siano una buona mediazione tra l’esigenze della tutela della biodiversità dei nostri mari e quella dei lavoratori del settore”.

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