22/01/2021

CORONAVIRUS IN POLESINE

"Case di riposo: il virus è arrivato ed ha trovato le strutture in grosse difficoltà"

"La carenza di personale è un problema che perdura da anni" la denuncia della Cgil

"Non paga". Vogliono dimettere una malata di 89 anni. Stop del sindaco

ROVIGO - "La bolla virtuale che ha protetto le strutture per anziani dal SARS COV-2 in polesine è esplosa, il virus è arrivato anche qui, e come previsto ha trovato le strutture, loro malgrado in grosse difficoltà. Si loro malgrado perché la carenza di personale non è certo una colpa da attribuire alle singole strutture e nemmeno è una situazione venutasi a creare di recente ma piuttosto parliamo di una staticità che perdura da anni", sono le parole di Davide Benazzo, segretario generale Fp Cgil e Roberta Denanni per la segreteria Fp Cgil.

"Tale situazione, che negli ultimi anni è stata da noi più volte segnalata ed evidenziata nelle iniziative finalizzate a mettere al centro il lavoro e l’assistenza degli anziani, ora ha ampiamente superato il concetto di qualità del servizio, mettendo a repentaglio la stessa capacità delle strutture ad erogarlo - continua la nota - Ogni giorno riceviamo comunicazioni da parte dei lavoratori e delle direzioni sulla grave situazione relativamente al personale necessario ad assistere gli ospiti delle strutture residenziali, in particolare in merito alla grande difficoltà di reperire lo stesso sul mercato del lavoro, soprattutto infermieri, ma anche oss, questo determina che spesso si valica il confine tra la professione Oss e quella infermieristica, incorrendo inevitabilmente nell’abuso di professione, con possibili pesanti ripercussioni sul piano delle responsabilità personali".

"Mentre l’evoluzione della sanità ospedaliera, della demografia e dell’epidemiologia, ha portato queste strutture
a diventare sempre più parte della sanità territoriale, come ampiamente dimostrato durante l’emergenza Covid, la sempre
più scarsa valorizzazione di chi lavora in queste strutture e l’insufficiente programmazione del fabbisogno di personale, soprattutto da parte delle università per le professioni sanitarie, ha creato una fuga di queste figure verso la sanità pubblica, senza un necessario turn over, attraverso l’accesso dal mercato. Se a questo si aggiunge che chi lavora in queste strutture viene spesso umiliato, accusato di essere un untore che porta il virus all’interno, e inevitabile la fuga di cui sopra. Riteniamo che questo sia il momento dell’unione nella lotta contro il virus, riteniamo che i lavoratori esposti in prima linea, debbano essere valorizzati e non umiliati, siamo convinti che debbano essere ringraziati per il lavoro fanno, fingendo di non aver paura, dimenticando che a casa hanno figli, disabili, o genitori anziani per i quali loro stessi, visto il lavoro che fanno, potrebbero rappresentare un pericolo. Queste persone vanno elogiate, supportate e premiate. La situazione che si sta creando ha ampiamente superato il tema carichi di lavoro e rispetto degli istituti contrattuali, come le ferie, ora si è alla vera emergenza sanitaria che necessita di un urgente intervento delle istituzioni
con la presa in carico da parte dei Sindaci, che fino ad ora mai si sono esposti, e dell’ULSS, con il coordinamento della
Prefettura. Oramai siamo sull’orlo del baratro, con gravi e serie ricadute sull’utenza, e risvolti di responsabilità non solo professionale, ma, come detto prima, anche di tipo penale. Per questo abbiamo chiesto al Prefetto un tavolo d’incontro urgente, che metta insieme le Strutture RSA, i Sindaci e l’ULSS con le Parti Sociali; un tavolo che diventi il luogo dove attivamente si cercano soluzioni reali e concrete per salvare queste strutture e le persone che ci lavorano dentro scongiurando che possano replicarsi i fatti avvenuti nelle regioni a noi vicine nei mesi passati".

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