22/01/2021

LO STUDIO

Troppi pochi servizi per i propri cittadini: bocciati 18 Comuni polesani

La valutazione della Fondazione Think Tank: “Modello che non funziona, servono fusioni”

Troppi pochi servizi per i propri cittadini: bocciati 18 Comuni polesani

ROVIGO - Diciotto Comuni del Polesine hanno troppi pochi servizi per i propri cittadini. Che finirebbero, inevitabilmente, penalizzati dalla limitazione agli spostamenti, che scatterebbe nel caso in cui il Veneto finisse in “zona arancione”. Per fortuna, nessuno dei nostri Comuni si trova in condizioni critiche - secondo l’elaborazione fatta dalla Fondazione Think Tank Nordest sul grado dei servizi nei piccoli paesi veneti - ma uno (Calto) ha una dotazione molto bassa dei servizi essenziali e altri 17 sono inseriti nella fascia bassa. Si salvano, invece, gli altri 32 Comuni polesani.

Nel dettaglio, la campanella d’allarme, oltre che a Calto, suona a Bagnolo di Po, Bosaro, Canda, Crespino, Frassinelle, Gaiba, Gavello, Guarda, Melara, Papozze, Pettorazza, Pincara, Pontecchio, Salara, San Bellino, Villamarzana e Villanova Marchesana.

“Il modello del piccolo Comune - scrivono dalla Fondazione - non è più sostenibile: indispensabile la fusione dei municipi”.

L’eventuale inasprimento delle misure di contenimento dei contagi metterebbe in difficoltà soprattutto chi vive nei piccoli Comuni. E’ questo il risultato di uno studio condotto dalla Fondazione Think Tank Nord Est, che ha misurato la dotazione dei servizi essenziali nei Comuni del Veneto.

L’analisi ha definito sei categorie di servizi di prima necessità: negozi alimentari; tabaccherie, edicole e cartolerie; farmacie e parafarmacie; sportelli bancari; uffici postali; scuole. Più scarsa è la presenza di queste attività e più basso è il valore dell’indicatore complessivo. I risultati evidenziano come siano soprattutto i piccoli Comuni montani quelli con le maggiori carenze in termini di dotazione di servizi essenziali.

Tra gli otto Comuni con una dotazione di servizi “critica” troviamo sei località bellunesi e altri due municipi sempre localizzati in area montana (Lastebasse nel vicentino e Ferrara di Monte Baldo nel veronese).

Nei 10 Comuni con una dotazione di servizi “molto bassa” ci sono altre altre quattro realtà della provincia di Belluno, insieme a tre municipi del vicentino, due del padovano (Barbona e Vighizzolo d’Este) e uno polesano (Calto, appunto). A questi Comuni si aggiungono poi un centinaio di altre località con una dotazione di servizi considerata “bassa”, tra cui i 17 polesani.

Nel complesso, in Veneto, ci sono ben 80 Comuni senza uno sportello bancario; 48 privi di edicole e tabaccherie; 14 senza una farmacia; 12 sprovvisti di negozi di alimentari; 12 senza scuole. Si tratta di piccolissime località, con meno di mille abitanti: il divieto agli spostamenti tra Comuni, determinato da un eventuale passaggio del Veneto in “zona arancione”, comporterebbe quindi un vero disagio per queste comunità.

“I piccoli Comuni del Veneto soffriranno più degli altri l’isolamento a cui saremo costretti per limitare i contagi da coronavirus - spiega Antonio Ferrarelli, presidente della Fondazione Think Tank Nord Est - soprattutto perché in queste località ormai scarseggiano anche i servizi essenziali: dai supermercati alle farmacie, dalle banche alle edicole, dalle poste alle scuole. Ovviamente agli abitanti di questi territori va garantita la possibilità di uscire dal proprio Comune di residenza per accedere a questi servizi. Dobbiamo però renderci conto che il modello del piccolo Comune non è più sostenibile, proprio perché non riesce a garantire i servizi minimi alla popolazione. Chiediamo alla Regione Veneto di sostenere con convinzione e con importanti premialità la fusione dei Comuni: è questa la strada per aiutare i territori periferici.”

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