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CORONAVIRUS IN ITALIA

Blocco degli spostamenti tra regioni e zone rosse locali da lunedì

I contenuti del nuovo Dpcm in discussione con le Regioni

CONTE

Il premier Giuseppe Conte

ITALIA - La firma del terzo Dpcm in venti giorni arriverà domani lunedì 2 novembre, dopo che il premier Giuseppe Conte avrà riferito al Parlamento sulle nuove restrizioni ormai urgenti dopo la serie di bollettini degli ultimi giorni dalla Protezione civile sull’andamento dei contagi di Coronavirus. E dopo soprattutto la riunione di questa mattina con Comuni e Regioni, con cui il governo dovrà trovare una linea condivisa su uno dei punti più in bilico e altrettanto temuto: il divieto di spostamento tra regioni. La linea di palazzo Chigi è evitare con ogni tentativo possibile il ritorno del lockdown nazionale come accaduto la scorsa primavera. La direzione anticipata già ieri è quella di individuare le zone rosse da isolare su base provinciale, come suggerito dagli esperti del Cts sulla base dei livelli di rischio. Ma chi dovrà decidere le chiusure? E sulla base di quale criterio?

Lo scontro con le Regioni si riaffaccia, dopo le tensioni che già avevano rialzato la tensione con governatori e sindaci in occasione del Dpcm del 24 ottobre, quando il governo ha deciso la chiusura per bar e ristoranti alle 18 e ribadito la facoltà per gli amministratori locali di chiudere piazze e strade della movida per evitare assembramenti. Stavolta si parla di intere città e aree metropolitane, le vecchie province, che saranno chiuse sulla base di criteri di valutazione messi neri su bianco nel nuovo Dpcm. Un nodo da sciogliere inevitabilmente insieme a governatori e sindaci, così come quello su eventuali nuovi orari per le attività commerciali e l’organizzazione della didattica a distanza nelle scuole.

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