24/10/2020

SANITA' IN POLESINE

"Tamponi ai visitatori delle case di riposo: l'ennesimo schiaffo ai lavoratori di queste strutture"

"Sono sempre più sotto organico e sempre più gravati di maggiori carichi di lavoro" denunciano i sindacati

Coronavirus: Zaia, pochi tamponi disponibili. Ce li faremo da soli

ROVIGO - "L'indicazione della Regione alle case di riposo di eseguire i tamponi per l'ingresso dei visitatori è l'ennesimo schiaffo ai lavoratori di queste strutture, che sono sempre più sotto organico e sempre più gravati di maggiori carichi di lavoro, con la richiesta di andare ben oltre le loro competenze e responsabilità. Siamo ovviamente d'accordo su una linea di massima prevenzione e anche l'ipotesi di eseguire i test sui familiari degli ospiti delle Rsa come principio ci vede favorevoli: nessuno sottovaluta il problema rappresentato dal nuovo aumento dei contagi, né dimentica la necessità di garantire al massimo i livelli di sicurezza nelle strutture dove vengono ospitate le persone più fragili, perché quanto drammaticamente accaduto nei mesi scorsi è un monito per tutti. Tuttavia la soluzione scelta non è ne giusta ne praticabile", sono le parole di Cristiano Maria Pavarin, per la Uil Fpl.

"Non è infatti accettabile che, ancora una volta, tutto venga scaricato sul personale infermieristico delle Rsa. Con un paradosso evidente: le strutture  si stanno svuotando di lavoratori, con allarmi già lanciati, anche da noi della Uil nei mesi scorsi, ma invece di cercare soluzione a questo grave problema si arriva a chiedere loro di eseguire ancora più mansioni. Fra le quali quella, delicatissima, di certificare la positività o meno al Covid delle persone, che pone anche un serio problema giuridico di competenze, perché la certificazione ha un valore che va ben oltre la mera visita ai familiari in struttura - continua Pavarin - Le competenze sanitarie delle Rsa, per le quali si attende da troppo tempo una riforma organica, in questi anni, e ancor più in questi mesi, si sono accresciute, trasformandole in una sorta di reparti ospedalieri per lungodegenti, con precisi protocolli e controlli da parte dell'Ulss, a fronte di presupposti, anche contrattuali, rimasti ormai obsoleti e di organici sempre più carenti: non è pensabile che ora, con la già difficile situazione contingente, si chieda al personale infermieristico uno sforzo immane ulteriore, in aggiunta ai sacrifici che responsabilmente sono già stati fatti, con professionalità e dedizione, in questo difficilissimo momento di pandemia che stiamo ancora vivendo. Non siamo solo noi della Uil e degli altri sindacati a sollevare il problema, ma gli stessi amministratori e direttori delle strutture. Ma perplessità ci sono anche in seno alle stesse Ulss per l'impraticabilità oggettiva che al momento ha una tale proposta. Perché anche l'Ulss non è certo in grado di accollarsi questo onere. Ieri c'è stato un confronto in videoconferenza fra il direttore generale dell'Ulss 5 Polesana Antonio Compostella ed i vertici delle strutture polesane, che non hanno nascosto la loro insofferenza per una richiesta impossibile da soddisfare. L'Ulss si deve far carico di sopperire alle carenze degli organici delle Rsa by, che già ora sono in più di un caso al di sotto degli standard minimi previsti dalle norme regionali, non dare loro nuovi oneri e competenze".

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