27/10/2020

IMMIGRAZIONE

Un progetto per aiutare i profughi a integrarsi

Assistenza per trovare lavoro e casa

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Profughi

ROVIGO - Accompagnare 170 titolari di protezione internazionale in Veneto verso l’autonomia socio economica: è questo l’obiettivo di Repair (Regional Partnership for Autonomy and Integration of Refugees) un progetto a valere sul Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020 finanziato dall’Unione Europea e dal Ministero dell’Interno e coordinato, a livello regionale, dalla Cooperativa Sociale Città Solare.

"Il progetto - spiega la nota stampa - è dedicato a persone titolari di protezione internazionale (asilo politico o protezione sussidiaria) uscite dal circuito dell’accoglienza classica da non più di 18 mesi e non ancora in grado di condurre una vita autonoma. L’accompagnamento e l’aiuto che verrà messo in campo per queste persone riguardano l’inserimento lavorativo, abitativo e sociale. Per ognuno di loro, inoltre, verranno individuate anche opportunità formative sia nel campo lavorativo che linguistico, per favorire una migliore integrazione sociale e una sostenibilità economica del destinatario".

Repair è realizzato da una rete di 11 enti del privato sociale attivi nelle 7 province venete interessate dal progetto (Padova, Venezia, Rovigo, Treviso, Vicenza, Verona, Belluno): Città Solare (beneficiario capofila), CIR Rifugiati, Coges Don Milani, Cosmo, Energie Sociali, Il mondo nella città, Istituto Don Calabria, La Esse, Porto Alegre, Studio progetto, Una casa per l’uomo.

"Si tratta di un progetto molto ambizioso ed estremamente utile nel territorio veneto - afferma Maurizio Trabuio, presidente della Cooperativa Città Solare, capofila del progetto - Nella nostra regione, infatti, i titolari di protezione internazionale, una volta usciti dall’accoglienza Sprai Siproimi, si trovano ancora in situazione di grande fragilità. Affrontano problemi legati ad impieghi precari e/o stagionali, difficoltà a trovare un’abitazione a causa della mancanza di garanzie minime per la stipulazione di un contratto di locazione e canoni di affitto per loro non affrontabili, problemi legati ai limiti nell’apprendimento dell’italiano e una scarsa conoscenza del territorio. Tutto questo li mette ai margini, contribuendo a creare una fascia di popolazione debole e a rischio".

"Promuovere e aiutare l’autonomia di queste persone migliora ampiamente, di fatto, il tessuto sociale della comunità nella quale si interviene, inserendole nel mercato del lavoro regolare, integrando i nuclei familiari e i minori nelle attività delle comunità, migliorando le loro condizioni abitative e favorendo una maggiore indipendenza economica e un minore utilizzo dei servizi riservati alle fasce deboli della popolazione. Enti, Associazioni e cittadini sono chiamati a fare la loro parte: possono infatti segnalare potenziali destinatari del progetto, contribuire offrendo consulenze e opera volontaria, comunicare eventuali annunci di lavoro o disponibilità di immobili in affitto e promuovere il progetto nel territorio".

 

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