15/08/2020

AMBIENTE

"Polesine e Rovigo, record di consumo del suolo"

Lo denunciano Fiab e Legambiente, rispetto al rapporto dell'Ispra

ROVIGO - L'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, l'Ispra, la scorsa settimana ha presentato i dati nazionali sul consumo di suolo. "La situazione italiana non è per nulla rosea - commentano l'associazione Amici della Bici Fiab Rovigo e Legambiente Rovigo - il rapporto rileva che nel 2019 l'Italia ha consumato 57 milioni di metri quadrati. Stiamo parlando di una media di 2 metri quadrati al secondo che quotidianamente vengono impermeabilizzati, tale consumo contribuisce a rendere il nostro territorio più fragile e più vulnerabile, senza contare i conseguenti rilevanti costi di ripristino e risarcimento per i danni causati".

"L'impatto provocato da nuova edilizia, nuovo asfalto per le strade per le auto e nuovi parcheggi porta, tra le varie conseguenze, ad una diminuzione della capacità produttiva alimentare, ad un aumento del rischio idrogeologico, ad un incremento dell'effetto serra e ad una inesorabile riduzione della biodiversità - sottolineano - uno degli effetti più noti, in ambito urbano, è la formazione di isole di calore ossia un aumento importante della temperatura nelle zone più densamente cementificate e in cui sono assenti alberature o zone verdi. La soluzione della riconversione dei terreni edificati non è un processo semplice, richiede molto tempo ed economicamente non appaga".

"Tra le regioni italiane, il Veneto, per il 2019, detiene il primato in quanto a consumo di suolo con ben 785 ettari ma è a livello locale che i numeri colpiscono duramente - spiegano Fiab e Legambiente - la sola provincia di Rovigo ha visto consumare 650,9 mq per abitante ed il Comune di Rovigo, da solo,  ben 372,2 mq pro capite. In proporzione con le altre province venete e con gli altri capoluoghi siamo quelli che hanno consumato più suolo, per abitante, di tutti. Questi dati ci comunicano un'allarmante crescita dell'urbanizzazione del nostro Polesine. Un doppio danno sia per i residenti, che comunque continuano ad essere in calo numerico nonostante i sempre nuovi quartieri dormitorio, sia per i visitatori o per chi pensasse di vivere a Rovigo che si trovano di fronte ad un ambiente sempre più ostile ed artificiale".

"Fiab, associazione attenta all’ambiente, che oltre a promuovere la bici come mezzo di trasporto quotidiano, propone  un turismo lento e di territorio per una valorizzazione della natura, e Legambiente, realtà sempre in prima linea nella denuncia dei danni dovuti agli eccessi della cementificazione, ritengono che uno stile di vita sostenibile passi anche per una limitazione, se non uno stop, alla impermeabilizzazione e al consumo di suolo - aggiungono - i recenti allagamenti di Schio e di altri luoghi inondati su tutto il territorio nazionale, sono un campanello di allarme tragico e tangibile che la strada che stiamo percorrendo non era e non è una scelta sostenibile sul lungo e breve periodo. Le due associazioni registrano un timido interesse pubblico in ambito ambientale che appare, attualmente, lontano dal realizzarsi in azioni concrete, sia nel breve che nel lungo termine. Emblematici sono gli sviluppi in territorio rodigino dove, oltre ai contestati nuovi 84 ettari edificabili, si apprende dell'intenzione dell'amministrazione comunale di investire ben mezzo milione di euro per la realizzazione di soli 300 metri di strada, per le auto, sia chiaro, da via Concilio Vaticano II a via Fermi. Una mini-tangenziale la cui funzione pratica è opinabile e che, ad avviso delle associazioni, non renderà migliore la vita dei residenti per via del rischio concreto di importare ulteriore nuovo traffico motorizzato. L'opera è un consumo di suolo molto oneroso di cui si fatica a capire l'ineluttabile bisogno".

"Durante questi recenti mesi di lockdown, abbiamo riscoperto esperienze che credevamo perse: dal contatto con le attività commerciali di prossimità al silenzio, dall’esperienza di un'aria pulita ad un effimero ritorno della natura in città - concludono Fiab e Legambiente - la valorizzazione di queste consapevolezze deve essere un punto di partenza per rilanciare un vivere urbano più umano e più piacevole. Nuove piantumazioni, un ampliamento degli spazi verdi e uno stop ad ulteriore edilizia sono, ad avviso delle due associazioni, una ricetta con cui si potrebbero rendere le nostre città più a misura d'uomo e più sane. Se questo non bastasse, sarebbe bene tenere presente chi per prima ce lo impone, anche moralmente: la nostra Costituzione, all’art.9,  cita 'La Repubblica [...] tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione'".

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