03/08/2021

ECONOMIA

Mille aziende in Polesine a rischio usura

Lo denuncia la Cgia di Mestre per la difficoltà che hanno ad accedere al credito

Mille aziende in Polesine a rischio usura

19/07/2020 - 19:35

ROVIGO - Sono quasi mille le piccole e medie imprese polesane che presentano esposizioni bancarie deteriorate e, pertanto, non riescono ad accedere ad alcun tipo di prestito erogato dalle banche o dalle società finanziare, esponendosi così al rischio usura. L’allarme è della Cgia del Veneto, che - attraverso il proprio ufficio studi, guidato da Paolo Zabeo - alza la guardia contro “l’innesco pericoloso” che potrebbe essere causato dalla maratona fiscale delle prossime due settimane (vedi servizio a pagina 4, ndr).

A livello regionale, sono più di 15mila (965 nel solo Polesine) le imprese e le partite Iva che risultano essere “schedate” alla Centrale dei rischi della Banca d’Italia come insolventi. Una classificazione che, di fatto, pregiudica, per legge, a questi soggetti economici di accedere ad alcun prestito erogato dalle banche e dalle società finanziarie. Una condizione che, ovviamente, non consente di avvalersi nemmeno delle misure agevolate messe in campo recentemente dal governo con il cosiddetto “decreto Liquidità”.

“Non potendo ricorrere a nessun intermediario finanziario - dichiara il coordinatore dell’ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo - queste Pmi, strutturalmente a corto di liquidità e in grosse difficoltà finanziarie, in questo periodo di carenza di credito rischiano molto più delle altre di scivolare tra le braccia degli strozzini. Riteniamo che per evitare tutto questo sia necessario incentivare il ricorso al ‘Fondo per la prevenzione’ dell’usura. Uno strumento, quest’ultimo, presente da decenni, ma poco utilizzato, anche perché sconosciuto ai più e, conseguentemente, con scarse risorse economiche a disposizione”.

Il “Fondo di prevenzione” dell’usura - ricorda l’Ufficio studi della Cgia - è stato introdotto nel 1996 e ha cominciato ad operare nel 1998. Questa misura consente agli operatori economici a “rischio” finanziario di accedere a canali di finanziamento legali e dall’altro aiuta le vittime dell’usura che, non svolgendo un’attività di impresa, non hanno diritto ad alcun prestito da parte del “Fondo di solidarietà”. Il “Fondo di prevenzione” prevede due tipi di contribuzione: la prima è destinata ai Confidi a garanzia dei finanziamenti concessi dalle banche alle attività economiche; la seconda è riconosciuta alle fondazioni o alle associazioni contro l’usura che sono riconosciute dal Mef.

“Con le sole denunce effettuate all’autorità giudiziaria - afferma il segretario della Cgia Renato Mason - non è possibile dimensionare il fenomeno dell’usura. Le segnalazioni, purtroppo, continuano ad essere molto poche. Con la depressione economica in corso, anche le forze dell’ordine hanno denunciato in più di una occasione molti segnali di avvicinamento delle organizzazioni criminali al mondo dell’imprenditoria. Questo dimostra che lo Stato deve intervenire con massicce dosi di liquidità, altrimenti molte imprese cadranno prigioniere di questi fuorilegge. Altresì, bisogna cambiare le regole di accesso al credito; se non lo faremo salveremo quest’ultime, ma perderemo per strada tantissime imprese”.

Negli ultimi 10 anni, infatti, il numero delle denunce per usura registrato nel Veneto ha toccato il suo picco massimo nel 2016 (con 39 casi). Il dato, poi, è progressivamente sceso toccando il valore minimo nel 2018, con sole 10 denunce. In provincia di Rovigo sono state 9 le denunce negli ultimi nove anni: 4 soltanto nel 2012.

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