03/08/2020

ROVIGO

Nuovo appuntamento con “Rovigo senza un senso”

È il progetto dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti di Rovigo, che vede l’attuazione di diverse iniziative di sensibilizzazione, formazione e ricerca relativamente alla cecità e all’ipovisione

ROVIGO - È tornato “Rovigo senza un senso”, il progetto dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti di Rovigo, che vede l’attuazione di diverse iniziative di sensibilizzazione, formazione e ricerca relativamente alla cecità e all’ipovisione.

Valentina Borella, pedagogista clinico e psicomotricista funzionale, specializzata in neuroscienze per l’educazione, ha condotto il secondo di una serie di incontri di formazione che la sezione territoriale di Rovigo ha messo a calendario per l’anno 2020-2021 per i nuovi volontari del Servizio civile nazionale che hanno preso servizio recentemente.

Dopo la formazione sull’ipovisione in cui la Borella, consigliere delegato dell’Uici di Rovigo, affiancata dal presidente Flavio Buoso, domani accompagnerà i volontari nel mondo della cecità, attraverso esperienze in ambiente urbano, nel centro di Rovigo.

Entrare nel mondo dell’ipovisione e della cecità richiede una buona dose di fiducia nel darsi la possibilità di vivere ciò che siamo abituati ad avere con la vista, in assenza della stessa. I volontari del servizio civile nazionale impareranno le tecniche di accompagnamento delle persone con disabilità visiva, sperimenteranno l’esperienza di orientarsi nella propria città con il bastone bianco, bendati per simulare una privazione della vista. Seguirà poi un pranzo nella sede di via Pascoli, in cui verranno provate e sperimentate in prima persona le tecniche di autonomia a tavola.

“Quello che sogno è che un giorno tra i miei studenti ci siano i cittadini della mia Rovigo senza un senso, sogno una valanga di persone che sperimentano l’esperienza dell’ipovisione e della cecità e che imparano ad essere un accompagnatore”, dichiara ancora la Borella. “Sono una persona che sogna grande, sempre, per questo motivo continuo a credere che non sia all’interno delle stanze di riabilitazione che si possa creare l’opportunità per chi nasce o perde la vista durante la propria vita. Credo nell’inclusione che si crea, molto meno in quella che si predica, per questo motivo le mie formazioni le tengo in piazza e per l’occasione divento non vedente per scelta”.

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