08/08/2020

FIPAV ROVIGO

La controproposta degli atleti a rischio sfratto dalle palestre che servono per diventare aule

La proposta della Fipav: "Usiamo i vuoti urbani, non le palestre"

Un vuoto lungo sette anni

ROVIGO - I presidi si preparano a spostare le lezioni nelle palestre scolastiche, per riuscire a garantire le distanze anti-contagio. E il mondo dello sport trema: pallavolo, basket e altre discipline rischiano di trovarsi sfrattati. L’allarme arriva dalla Fipav, la federazione italiana volley, a livello nazionale. Ma rimbalza anche a Rovigo, dove è proprio la presidente Fipav Natascia Vianello ad accendere i riflettori sulla questione. Illuminando, però, uno dei problemi storici della nostra città: i famosi vuoti urbani.

Proprio questo, per la Vianello, potrebbero essere la chiave di volta per risolvere il problema e salvare capra e cavoli; pardon: scuola e sport.

“Ci sono molti edifici pubblici non utilizzati da anni che potrebbero essere ripristinati in poco tempo ed adibiti ad aule”, dice la Vianello. Che quindi ne cita alcuni: “Ex Banca d’Italia, ex caserma Silvestri, ex cinema, teatri, biblioteche; ambienti riscaldati e muniti di tutti i servizi utili allo svolgimento dell’attività didattica senza comprometterne la funzione originale. Di edifici nel genere - precisa - ne esistono sia in città che in provincia”.

La proposta è chiara: sistemare questi vuoti, trasferirci l’attività didattica sfruttando gli ampi spazi, e “salvare” così le palestre, lasciandole alla loro normale destinazione. “Lo studio della cultura sportiva a scuola e l’attività sportiva-agonistica di società - sottolinea la Vianello - sono un diritto dei nostri ragazzi e se i protocolli sanitari ne permetteranno lo svolgimento, le palestre devono rimanere a disposizione delle attività per le quali sono state costruite. Comprendo l’importanza di garantire ambienti scolastici sani e protetti che permettano sempre più di eliminare la didattica a distanza che, anche se utilissima in quarantena, non può continuare a sostituire l’attività scolastica di nessuna materia, ma non a discapito del mondo dello sport”.

Tutto è iniziato - fa il punto la Vianello - pochi giorni fa, quando “alcune società sportive del territorio polesano - riferisce - sono state avvisate dai dirigenti scolastici di non poter garantire l’uso delle palestre prima del mese di dicembre, perché verranno utilizzate come aule anti contagio Covid-19 o per non rischiare contagi nel cambio gestione tra scuola e società. Considerato che il 70% dell’attività federale è svolta all’interno di palestre scolastiche, la diffusione di tali decisioni comprometterebbe ogni iniziativa di ripresa di attività impedendo così la pratica della pallavolo in provincia di Rovigo e in tutta Italia. In Polesine la pallavolo con i suoi 2000 tesserati non sarebbe l’unico sport coinvolto, a rimetterci ci sarebbero tutte le discipline sportive che utilizzano palestre scolastiche per attività promozionale e agonistica e non dimentichiamo le materie scolastiche dell’educazione fisica e dell’attività motoria”.

“La ripresa post Covid-19 - dice ancora la presidente Fipav pensando all’importanza dello sport - deve essere affrontata assieme, senza classifiche di priorità perché quando parliamo della crescita dei nostri studenti e della crescita dei nostri atleti, parliamo delle stesse persone. Se ognuno di noi si impegna nel suo piccolo a ripartire il mondo tornerà alla normalità, viceversa sarà una ripresa a metà che a lungo andare lascerà danni irreparabili”. “Non dimentichiamo - sottolinea - che attorno al volontariato sportivo vivono anche molte attività commerciali. Ecco perché anche Fipav Rovigo ha appoggiato la proposta federale con la quale si chiede l’apertura immediata di un tavolo di concertazione e confronto con i ministri competenti e lancia un invito al più presto anche per un dibattito locale che coinvolga amministrazioni, federazioni sportive e enti di promozione per trovare una soluzione utile a tutti”.

Ma la proposta lanciata dalla numero uno del volley polesano è di portata più ampia. E permetterebbe, tra l’altro, di recuperare quegli edifici che da tempo sono vuoti e che rappresentano un vero e proprio buco nero per il tessuto urbanistico (ma anche sociale) di Rovigo.

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