21/10/2020

CORONAVIRUS IN POLESINE

L'ordine degli infermieri: "Non è vero che lavoriamo in sicurezza"

Secondo la nota a lavorare con i corretti dispositivi di protezione sarebbero solo gli operatori dei reparti critici. Negli altri reparti gli operatori si infetterebbero perché meno protetti.

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ROVIGO - L'ordine delle professioni infermieristiche di Rovigo insorge contro l'Ulss con un comunicato dal titolo "Il diritto alla sicurezza" nel quale denuncia il fatto che la maggior parte degli operatori in ospedale non possa lavorare completamente coperto dai corretti dispositivi di protezione individuale. La dimostrazione starebbe - secondo l'ordine - nel fatto che non si siano contagiati gli operatori che lavorano a stretto contatto con i positivi essendo gli unici ad avere veramente i dispositivi necessari. Ecco la lettera.

Il personale che lavora nei reparti di degenza, nelle sale operatorie, nei servizi, nei PS/118, sul territorio, nelle RSA, negli ambulatori, nella stragrande maggioranza dei casi svolge la propria attività a stretto contatto con i pazienti ed è da considerare ad alto rischio di contagio. Nella quasi totalità di queste realtà il personale, attualmente, non indossa costantemente tutti questi necessari DPI potendoli utilizzare integralmente solo nei casi sospetti o positivi e spesso è costretto a toglierli e rimetterli, riutilizzandoli più volte durante tutto il turno lavorativo. Aspetto tutt’altro secondario quello della formazione. Il personale, infatti, deve essere specificatamente formato ed addestrato nell’utilizzo dei DPI.

Perciò, sostenere che gli operatori che si sono contagiati nelle varie Strutture erano tutti dotati di adeguati DPI o che tutti gli operatori lavorano in sicurezza con gli adeguati DPI non corrisponde esattamente alla situazione attuale.

Senza fare retorica, conosciamo la strutturale carenza di DPI e le enormi difficoltà nel loro approvvigionamento. Sappiamo che è necessario, purtroppo, contingentare i DPI, fornendoli prioritariamente agli operatori esposti a casi certi o sospetti, e che l’attuale fornitura non è neanche lontanamente sufficiente a dotare realmente tutti gli operatori a rischio in quanto impossibilitati a mantenere le distanze dai pazienti.

Ribadiamo però con forza che non è corretto affermare che gli operatori lavorano costantemente con tutti i DPI necessari, perché purtroppo le evidenze, anche locali, dimostrano che il solo utilizzo di mascherina chirurgica e guanti ed eventualmente camici non adeguati, non sono sufficienti a scongiurare la trasmissione del virus. Lo dimostra il fatto che, recentemente, a livello provinciale, il personale della Geriatria dell’Ospedale di Rovigo è stato contagiato con numeri importanti. Altri casi, seppure minori, sono accaduti in altre UO. Ulteriori casi sono tutt’ora in divenire in alcuni istituti residenziali. È significativo che il contagio non è avvenuto fra il personale che lavora nei reparti COVID dedicati, a stretto contatto con pazienti positivi, che sono i soli che lavorano utilizzando sempre tutti i DPI necessari a proteggersi.

E’ evidente che in queste condizioni, come è successo e come purtroppo ancora può accadere, se accede nei reparti non Covid un paziente positivo, i diversi operatori inevitabilmente si contageranno e non certo per colpa loro.

In conclusione, si rende indilazionabile agire nell’ottica proattiva della prevenzione. Spendere un po' di più in questo momento, significa risparmiare sul medio-lungo periodo, consentendo di lavorare con maggior sicurezza e garantendo un più rapido ritorno alla normalità.

 

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