25/10/2020

il progetto

Gli alberi abbattuti da Vaia possono avere una nuova vita: ecco come

L'idea di è tre giovani imprenditori, tra cui un polesano, che Forbes Italia ha inserito nella classifica dei 100 giovani leader del futuro

Tre giovani imprenditori ridanno vita agli alberi abbattuti dalla tempesta Vaia

ROVIGO - Riutilizzare il legno degli alberi abbattuti dalla tempesta Vaia che sconvolse i boschi del Veneto. E trasformarlo in cassa, naturale e di design, che amplifica suoni e musica. C’è anche un polesano nel team protagonista della start up che ha messo a punto questo progetto. Ed ora lui e i suoi colleghi, sono stati inseriti nella classifica dei 100 giovani leader del futuro, stilata da Forbes Italia.

Partire da una catastrofe ambientale, quindi, e trovare il modo di restituire quanto tolto alla natura, grazie al design: è questa la missione della startup Vaia che ha dato vita a Vaia Cube, una cassa passiva di legno massello pregiato che permette, senza l’uso di alcun tipo di energia, di amplificare quanto si sta ascoltando con il proprio smartphone. Vaia Cube è disponibile anche nei negozi in tre Regioni: Trentino Alto Adige, Veneto ed Emilia Romagna.

Il progetto è stato ideato da tre giovani imprenditori under 30 (Federico Stefani, Paolo Milan, originario di Fratta polesine e residente a Verona, e Giuseppe Addamo, appena inseriti nella prestigiosa classifica dei “100 giovani leader del futuro” stilata da Forbes Italia per il 2020 nel settore “impresa sociale”) prende il nome da Vaia, la tempesta che tra il 26 e il 30 ottobre 2018 ha investito il Triveneto causando la più grande catastrofe forestale italiana degli ultimi 50 anni. Il maltempo colpì 494 Comuni, provocando danni consistenti e la completa distruzione di circa 42.525 ettari di foresta (il 3% della superficie forestale del territorio) e comportando la presenza di circa 8.5 milioni di m3 di legname a terra.

“Volevamo trovare una soluzione concreta alla problematica di tutti questi alberi abbattuti e ormai inutilizzabili per le grandi strutture - spiega Federico Stefani, co-founder di Vaia - da qui l’idea di usare quel legno, considerato ormai inutilizzabile, per creare un oggetto di design che potesse anche lanciare un messaggio forte e allo stesso tempo sostenere la ripresa del territorio.”

Vaia Cube permette di propagare in maniera completamente naturale qualunque suono inserendo al suo interno il proprio smartphone: “Per noi si tratta di una metafora forte e concreta, una cassa attraverso la quale amplificare ulteriormente il grido di aiuto della natura e mantenere alta l’attenzione sul cambiamento climatico - prosegue Federico Stefani - creando allo stesso tempo un progetto sostenibile.”

La cassa viene realizzata da artigiani e falegnami locali e nelle Dolomiti il team della startup sta coinvolgendo chi si occupa delle foreste pubbliche per la piantumazione di nuovi alberi. La startup si fa portavoce di un ulteriore messaggio concreto: con l’acquisto di un Vaia si contribuisce a piantare un nuovo albero e far rinascere così la foresta, la prima piantumazione avverrà a inizio estate 2020. Un primo grande risultato è stato già raggiunto superando quello che era il primo obiettivo prefissato di 5000 alberi - si è già arrivati a 5200 -, da piantare nei primi 6 mesi dalla nascita del progetto.

Torna quindi l’obiettivo iniziale di Vaia, quello di creare un modello circolare e sostenibile di business: da un lato recuperare le materie prime e dall’altro restituirle all’ecosistema compromesso, non andando a pesare sul territorio e sul fabbisogno di risorse naturali.

Vaia Cube viene realizzato con un legno certificato caduto durante la tempesta: uno dei diversi legni utilizzati è quello dell’abete della Val di Fassa, un pregiato tipo di abete rosso usato da sempre per costruire i violini, la cui struttura particolare permette di amplificare il suono. Il legno usato è di tipo massello ed ogni prodotto presenta un spaccatura, realizzata da un falegname con un’ascia che segue la venatura naturale del legno ormai rotto. Una scelta fatta con l’obiettivo di far capire cosa fosse successo e portare dentro le case un segno tangibile della foresta ferita. Ciò comporta che ogni pezzo realizzato sia unico: nessuno è uguale all’altro.

Una parte dei ricavi è destinata alla comunità locale e ai suoi artigiani: “Stiamo combattendo per rendere il progetto quanto più economicamente sostenibile e per restituire il più possibile alla natura”, spiegano i fondatori.

L’idea del team di Vaia è di applicare questo modello circolare ogni qualvolta ci sia un problema ambientale, uno spreco o un’emergenza dovuta al cambiamento climatico.

“Quando si decide di comprare Vaia, si sta comprando un prodotto che viene da quel preciso territorio colpito con il legno caduto proprio lì e lavorato da un falegname della zona - conclude Federico Stefani - Si diventa quindi parte di un circolo virtuoso, dando nel proprio piccolo un supporto concreto e importante.”

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