27/07/2021

IL MESSAGGIO

"La fede non è nemica della scienza"

Il toccante appello fatto ieri sera, dal vescovo della diocesi di Adria - Rovigo, Pierantonio Pavanello

Incontro Vescovo Pierantonio Pavanello Edoardo Gaf

Incontro Vesco Pierantonio Pavanello Roberto Tovo

06/03/2020 - 19:45

ROVIGO - Una omelia toccante, quella con la quale il vescovo della diocesi di Adria Rovigo, monsignor Pierantonio Pavanello, ha domandato l'aiuto della Vergine, in questo momento difficile, caratterizzato da paura e angoscia per il coronavirus. Lo ha fatto nel corso della messa, a porte chiuse, proprio per il contenimento del virus, celebrata al santuario del Pilastrello, di Lendinara. Di seguito, le parole del vescovo.

"Forse che io ho piacere della morte del malvagio o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?". Questa parola del Signore consegnata al profeta Ezechiele ci mostra un Dio molto diverso da come siamo portati a immaginarlo seguendo i nostri criteri umani: un Dio che non vuole il castigo del peccatore, ma che invece desidera offrirgli una nuova possibilità di vita. Il peccato ha in sé un seme di morte. Non è il castigo di Dio che fa morire il malvagio, ma sono le sue stesse opere a portarlo alla morte: "a causa della prevaricazione in cui è caduto e del peccato che ha commesso, egli morirà".

Dio non vuole la nostra morte, neppure se siamo malvagi e peccatori. Gli eventi della natura, come l’epidemia che ci troviamo a fronteggiare, non sono un castigo di Dio, ma frutto delle leggi della natura. Dio invece desidera che noi viviamo e per questo ci offre un’Alleanza di salvezza. Lui è all’opera nella nostra storia per offrirci sempre nuove possibilità di vita. E’ questa la parola di cui abbiamo bisogno anche noi in questo momento di prova e di grande preoccupazione. A questo Dio, che si è fatto conoscere in Gesù Cristo, il Figlio di Maria, noi possiamo affidare la nostra vita. A lui possiamo rivolgerci con le parole del Salmo: "Dal profondo a te grido Signore, Signore ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera. Io spero nel Signore, l’anima mia spera nella sua parola. L’anima mia attende il Signore, più che le sentinelle l’aurora.

Questa sera siamo venuti qui, nella casa di Maria, io fisicamente e spiritualmente tutti voi che seguite questa celebrazione tramite la radio e la televisione, per imparare da Lei ad affidarci al Dio della vita. Con Maria anche noi vogliamo mettere nelle mani di Dio la nostra vita, la vita dei nostri cari, le sorti del nostro popolo e dell’umanità intera. Vorrei portarvi tutti davanti a Lei, la Madre, perché tutti possiate sentire la tenerezza del suo sguardo, che rende più leggero il peso che portiamo nel cuore. In modo particolare vorrei presentare alla Vergine gli ammalati, coloro che sono stati contagiati e sono in quarantena, i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari che negli ospedali e negli altri servizi sanitari lottano contro questa insidiosa infezione.

Permettetemi un ricordo speciale per la comunità di Vo’ Euganeo, non solo perché geograficamente vicina a questo Santuario, ma anche a me particolarmente cara, perché paese natale di mio padre e luogo di residenza di molti miei parenti. A Maria poi chiedo di assistere coloro che ci governano, gli amministratori e le forze dell’ordine: lo Spirito del Signore li guidi nelle delicate decisioni che devono prendere e attuare per difendere la salute pubblica.

Proprio quattro anni fa, il giorno dell’ingresso in Diocesi e dell’inizio del mio ministero episcopale ho fatto in questo Santuario la prima tappa in terra polesana. Oggi ritorno qui a ripetere la preghiera di quel giorno unito ad un popolo di cui ho conosciuto in questi anni la fede semplice e profonda. In un momento in cui da alcune parti si vorrebbero opporre le decisioni dei Pastori alla fede del popolo, sono qui assieme a voi per esprimere l’unità profonda di pastore e popolo ai piedi della Madre.

Abbiamo bisogno più che mai di essere uniti e per questo occorre che superiamo la contraddizione tra la fede e la preghiera da una parte e, dall’altro, la doverosa osservanza delle precauzioni messe in atto dalle pubbliche autorità per cercare di controllare il diffondersi del contagio. Credere infatti non significa rinunciare alla prudenza, che è una delle quattro virtù cardinali. Pregare il Signore perché ci liberi da un pericolo, non significa rinunciare a tutte quelle precauzioni che ci possono mettere al riparo dai rischi del pericolo stesso.

Trascurare quelle misure che la scienza suggerisce per radunarci a pregare sarebbe alla fine un mettere Dio alla prova: una tentazione che anche Gesù ha dovuto affrontare e che ha saputo respingere. Impariamo da Maria a vivere con umiltà e spirito di sacrificio i giorni duri che ancora ci attendono per essere uniti e solidali nel combattere il contagio e la malattia, pazienti nelle rinunce e nei disagi che ci verranno chiesti.

Mi auguro che potremo presto tornare in questo Santuario, questa volta uniti anche fisicamente, per ringraziare la Vergine per la fine dell’epidemia. O Maria, Madre nostra, accogli le nostre preghiere e liberaci dal pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.

Guarda òa nostra intervista al vescovo, Pierantonio Pavanello, qui.

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