06/04/2020

ROVIGO

Coronavirus, Confartigianato Polesine: "Evitiamo la psicosi"

Il sodalizio polesano guidato da Marco Campion benedice cautela e controlli ma avverte: "Occhio all'economia"

Coronavirus, Confartigianato Polesine: "Evitiamo la psicosi"

ROVIGO - “Sì alla cautela, sì alle procedure, comprensibili per ridurre al minimo i rischi di contagio e di diffusione del virus, ma con un necessario occhio all’economia". Questi i primi commenti dei vertici di Confartigianato Polesine, Marco Campion e Tiziana Chiorboli, rispettivamente presidente provinciale e presidente regionale Categoria Benessere.

"I primi provvedimenti presi domenica scorsa in primis dalle Regioni Veneto e Lombardia a firma congiunta con il ministro Speranza ed anche dalle altre regioni, pur condivisibili, hanno creato un effetto a catena imprevisto che sta portando al blocco totale ed ingiustificato dell’economia - sottolinea Campion - bene quindi spiegare con chiarezza alla gente cosa si debba fare come fatto in parte dalla Regione Veneto con la circolare di chiarimenti applicativi in merito alle 'Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-2019'. Ma non basta. Riteniamo tardiva la posizione del premier Conte che chiede alle Regioni di non andare 'in ordine sparso' auspicando un coordinamento che eviti inutili divieti e restrizioni. Servono maggiori linee guida per imprese e cittadini sui rischi effettivi di contagio, togliendo così spazio a ingiustificati allarmismi e psicosi da contatto".

"Gli allarmi che giungono dai nostri associati – prosegue Campion - individuano tre macro-effetti del coronavirus: il rallentamento della produzione cinese con la conseguente mancanza di semilavorati e materie prime in particolare nel comparto della moda, la 'psicosi' da contatto che sta bloccando settori, come alimentare, acconciatura estetica ed altri che nulla avrebbero a che fare con il contagio ed infine gli effetti derivanti dall’annullamento di eventi e manifestazioni come le gite scolastiche e le fiere".

"E' una situazione che non potevamo immaginare provocasse queste conseguenze – afferma la presidente regionale Chiorboli - perché se da un lato comprendiamo l’apprensione dei nostri abituali clienti che preferiscono rinunciare ai loro trattamenti di bellezza prefissati, dall’altra sentiamo la necessità di chiarire che sono proprio i saloni di bellezza i luoghi in cui vengono maggiormente rispettate le misure di igiene e sicurezza”. Proprio le categorie del benessere sono le prime attività economiche che svolgono percorsi di formazione specifici per adeguarsi ai protocolli igienico-sanitari imposti dalle Asl territoriali: entrando direttamente a contatto con le persone, nella cura del corpo gli operatori sono da sempre tenuti a rispettare le prassi stabilite per evitare la trasmissione di patogeni o agenti contaminanti. Questo per effetto di un regolamento per le imprese del settore che impone non solo la pulizia, la disinfezione e la sterilizzazione di strumenti e attrezzature, ma anche l’igienizzazione dei locali stessi e degli ambienti specifici di lavoro.

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