29/10/2020

ADRIA

Ha strangolato e ucciso Giulia, "Sapeva quel che faceva"

Questo il responso della perizia psichiatrica di Roberto Lo Coco, 28 anni, marito di Giulia Lazzari

ADRIA - Non è pazzo, non è incapace di intendere e di volere. Sapeva quel che faceva, per quanto alterato, quando, lo scorso 8 ottobre, avrebbe stretto le mani al collo della giovane moglie, di 23 anni, Giulia Lazzari, che gli aveva dato una bimba di 4 anni e che è poi morta per le conseguenze di quel furioso strangolamento il 19 ottobre successivo. Questa, in estrema sintesi, l'opinione del perito psichiatrico che ha esaminato Roberto Lo Coco, 28 anni, di Adria, in carcere a Verona con la gravissima accusa di omicidio premeditato della consorte. 

Il cosiddetto "incidente probatorio", ossia l'udienza nel corso della quale il perito nominato dal giudice per le indagini preliminari Pietro Mondaini ha illustrato le proprie conclusioni alle parti, per poi confrontarsi con i consulenti di parte, si è tenuto in mattinata, in Tribunale a Rovigo. Presenti, oltre a Lo Coco, il giudice, il pubblico ministero Sabrina Duò, l'avvocato difensore Anna Osti e l'avvocato di parte civile Enrica Fabbri, che segue la famiglia di Giulia.

Il quadro di Lo Coco tratteggiato dal perito è quello di un giovane che può certamente avere dei disturbi, come numerose persone, ma che non ha visto pregiudicata la propria capacità di intendere e di volere, neppure al momento della commissione dell'omicidio che gli viene contestato, né quella di partecipare con consapevolezza al processo a suo carico. Di segno in parte differente le conclusioni del consulente della difesa, che avrebbe visto uno spazio per una possibile semi infermità mentale.

Ora, l'indagine appare avviata verso una conclusione, dal momento che anche la consulenza autoptica è stata consegnata, senza grossi colpi di scena. La morte della giovane e sfortunata mamma e moglie è compatibile, secondo il consulente, e attribuibile allo strangolamento contestato al 28enne.

Rimane solo un piccolo tassello, prima di potere chiudere le indagini. Ossia, l'esito di una indagine difensiva, con la quale si vuole chiarire dove fosse la bimba al momento dello strangolamento. A lungo si è pensato fosse in cortile, così che il tremendo spettacolo dell'aggressione del padre alla madre le sarebbe stata risparmiata. Negli inquirenti, poi, si era affacciata l'ipotesi che, forse, la bimba fosse in casa, al momento dello strangolamento. Il che potrebbe configurare una aggravante ben precisa. Di diverso avviso la difesa, che conta di potere dimostrare come la ricostruzione giusta fosse la prima. 

Tutto, secondo l'attuale ricostruzione, sarebbe avvenuto verso le 17 di domenica 8 ottobre, nell'abitazione coniugale di via Chieppara, nel complesso delle "Case Rosse", ad Adria. Giulia aveva, secondo questa ipotesi, manifestato l'intenzione di separarsi dal coniuge, che avrebbe avuto problemi di droga e che, sui social, aveva manifestato la propria frustrazione e tristezza per questo. Le avrebbe chiesto un ultimo abbraccio. Lei lo avrebbe concesso e, a quel punto, lui le avrebbe detto una frase come: "Se non ti avrò io, non ti avrà nessuno". Poi, lo strangolamento. Dopo questo, Lo Coco avrebbe cercato di togliersi la vita, non riuscendovi. A dare l'allarme, suo fratello, che stava dormendo in camera, svegliato da rumori percepiti come strani.

Il personale del Suem riuscì a rianimare Giulia che, però, non riprese mai conoscenza, per spegnersi nove giorni dopo, il 17 ottobre.

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