07/04/2020

TRIBUNALE

Si approfitta dell'amico disabile, condannato

Si sarebbe fatto consegnare 600mila euro. Per lui tre anni di reclusione, e dovrà anche risarcirlo

Il Camel Trophy di una carrozzina

ROVIGO - E' stato condannato a tre anni di reclusione, oltre che a una provvisionale, ossia un anticipo sul risarcimento, nell'ordine dei 35mila euro. Questa la pena che il giudice Sara Zen ha comminato a un 58enne, residente in Mediopolesine, che si sarebbe reso responsabile del reato di circonvenzione d'incapace ai danni di una persona che conosceva molto bene.

Era, in particolare, secondo la ricostruzione dell'accusa, il suo amico d’infanzia, che, dopo avere subito un grave incidente, seguito dalla necessità di assumere pesanti farmaci e da una crisi depressiva, aveva necessità di qualcuno che provvedesse a lui e gli stesse vicino, anche nella quotidianità. Un compito che si sarebbe assunto, appunto, il 58enne. Non lo avrebbe tuttavia fatto in maniera disinteressata. Avrebbe, anzi sfruttato al massimo la situazione, facendosi consegnare, in varie forme, secondo le contestazioni in base alle quali è finito a processo, la bellezza di 600mila euro circa.

Secondo il capo di imputazione, si sarebbe in primo luogo fatto consegnare circa 120mila euro. Poi, si sarebbe fatto assumere come collaboratore domestico. E sin qui, nulla di particolarmente strano. Non fosse che, per un anno e mezzo, avrebbe ottenuto complessivamente qualcosa come oltre 80mila euro. Lo stipendio da “badante”, insomma, e sarebbe stato nell’ordine dei 5mila euro mensili. Avrebbe, ancora, portato l’amico in vacanza a Santo Domingo. Qui, lo avrebbe indotto a comprare due immobili, per un valore complessivo di oltre 300mila euro, che si sarebbe poi fatto cointestare. Infine, si sarebbe fatto nominare unico erede testamentario.

Questa la ricostruzione sulla base della quale un 58enne residente in Mediopolesine era stato rinviato a giudizio, e per il quale lunedì il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a due anni, con successivo rinvio dell’udienza. La Procura, ancora nel corso delle indagini, aveva disposto un sequestro conservativo di dimensioni raramente viste in Polesine, come richiesto dall’avvocato di parte civile Sergio Di Chiara del foro di Ferrara.

Una vicenda che avrebbe profondamente prostrato la vittima, che avrebbe anche tentato il suicidio. Da parte della difesa, ora, si attendono le motivazioni, dopo di che si deciderà se presentare, come appare verosimile, ricorso in Appello.

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