12/08/2020

ROVIGO

"Consumo di suolo zero è e rimane un nostro obiettivo"

Lo spiegano gli assessori Catozzo, Favaretto e Merlo

ROVIGO - L'assessore all'Urbanistica Giuseppe Favaretto, affiancato dagli assessori all'Innovazione Luisa Cattozzo e all'Ambiente Dina Merlo, si è soffermato sulla tematica “Consumo suolo e sviluppo della città”, spiegando quanto segue.

Il consumo del suolo e lo sviluppo della città La crescita di un Comune è determinata principalmente da due fattori: uno territoriale, che a che fare con lo spazio e l'ambiente, e uno non fisico, relazionato ad aspetti sociali ed economici.

Il fattore di crescita di un territorio è fortemente dipendente dalle scelte dell’Amministrazione che lo governa, attraverso l’applicazione di norme dettate dalla Regione in materia di urbanistica (LR 11/2004 e successivi aggiornamenti), in particolare attraverso due strumenti operativi: il PAT (Piano di Assetto del Territorio), nel quale si traducono scelte di destinazione d’uso, e il PI (Piano degli Interventi, detto anche “Piano del Sindaco”) che definisce concretamente dove e come è possibile intervenire, appunto, e con quali limiti di sviluppo. Il tutto è regolamentato da atti, in particolare il Regolamento, che entra nel dettaglio edilizio.

Il Comune di Rovigo ha un proprio PAT, approvato nel 2012, a cui le Amministrazioni che si sono susseguite fino ad oggi non hanno fatto seguire un Piano degli Interventi (in questo caso la legge prevede che il vecchio Piano Regolatore Generale – PRG ne svolga le funzioni fino alla redazione del PI). Questo è stato determinante negli ultimi anni per generare la situazione di “stallo” che l’attuale Giunta Gaffeo ha ereditato.

Nel 2017 la Regione del Veneto ha deliberato una legge finalizzata a contenere il cosiddetto “consumo di suolo”, ovvero le disposizioni in capo alle Amministrazioni comunali nel poter concedere l’utilizzo di spazi liberi da insediamenti (residenziali e produttivi) sul proprio territorio. Tale legislazione è stata determinata da indicazioni di carattere nazionale, ma soprattutto in Veneto dal fatto che molti territori hanno generato elevati livelli di consumo di suolo. Non è il caso di Rovigo, né della sua provincia. A tal fine, i Comuni sono stati chiamati a calcolare la quantità di superficie residua “consumabile” massima fino all’anno 2050 secondo criteri da applicare ai valori  che erano stati precedentemente stabiliti nel PAT, che per il Comune di Rovigo erano pari a 109 ettari.

Il Comune di Rovigo in un primo momento ha dato una indicazione tecnica, per il proprio ambito di competenza, di un valore di superficie molto superiore a quello già stabilito nel PAT, tanto che tale indicazione è stata considerata dall’amministrazione regionale non coerente e sovrastimata rispetto al PAT in essere e alle richieste di riduzione avanzate.

In tale situazione si sono venuti a trovare oltre a Rovigo, anche altre realtà comunali, tanto che la Regione, per quei comuni ove sono state rilevate incoerenze, decide di assegnare provvisoriamente un valore, pari a 36 ettari, derivante dalla media aritmetica dei valori di consumo di suolo ammissibile riscontrati  nei Comuni che si trovano nell’intorno (Lusia, Arquà Polesine, Villadose, San Martino di Venezze, Bosaro), con dimensionamento non paragonabile a quello del capoluogo, quindi senza alcun riferimento reale al territorio in oggetto. Tale scelta precauzionale è stata fatta in attesa di ricevere il dato corretto risultante dall’applicazione dei criteri regionali definiti.


Il Comune di Rovigo, con l’insediamento della Giunta Gaffeo, ha dato avvio alle procedure di ricalcolo corretto del valore di superficie massimo di consumo di suolo ammissibile fino all’anno 2050, sulla base dei criteri regionali applicati sempre al PAT, che hanno portato per Rovigo a un nuovo valore, validato dalla Regione del Veneto, pari a 84,76 ettari.

Tale valore è da considerarsi come una sorta di eredità, di valore massimo utilizzabile in un arco di tempo molto lungo ( 30 anni), che non necessariamente e comunque solo in caso di motivate necessità potrà determinare nuovo consumo di suolo, in fase di redazione del Piano degli Interventi che la Giunta Gaffeo andrà a delineare, dopo le necessarie indagini e consultazioni previste.


Ad oggi, quindi, la variante al PAT, obbligatoria per legge entro settembre 2020, di prossima approvazione in Consiglio Comunale, è finalizzata solo a definire tale valore, che potrà essere utilizzato entro il 2050 e a mappare su tavola cartografica specifica il territorio riferito al cosiddetto “consolidato”, che comprende tutto il territorio comunale già edificato, ma anche con vaste aree, dell'ordine di diverse decine di ettari, non ancora edificate ma coperte da autorizzazione edilizia privata o aree produttive non utilizzate. Esiste, quindi, una ampia possibilità di utilizzo in prima istanza di queste superfici per evitare il consumo di suolo, la possibilità di ristrutturazioni e riqualificazioni energetiche e attraverso tecniche di bioedilizia. Esiste anche la necessità di rivedere il disegno complessivo della città, non concentrando solo le aree edilizie nel consolidato, ma ad esempio inserendo spazi verdi di respiro e fruizione per la città ed eventualmente pensando ad uno sviluppo di alcune frazioni, rigenerandone il tessuto urbano. In questi ultimi casi si avrà consumo di suolo, talvolta di fatto sarà una compensazione, ma tecnicamente così sarà identificato.

L’Amministrazione Gaffeo, quindi, coerentemente con quanto riportato nelle proprie linee programmatiche, a fronte di tale disponibilità, conferma il proprio intento di voler preservare il suolo comunale da nuovi consumi, cosa che prenderà forma nel Piano degli Interventi di prossima redazione, sul quale tutto il Consiglio Comunale sarà nuovamente chiamato a pronunciarsi.


 

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