02/04/2020

IL GIALLO

Il marito di Samira scoppia in lacrime, "Non l'ho uccisa io"

Cambia atteggiamento Mohamed Barbri, dopo aver capito di rischiare l'ergastolo

“Non l’ho uccisa”. Il marito piange

ROVIGO - Alla fine, è scoppiato in lacrime, quando ha capito che rischia l’ergastolo, il carcere a vita, il fine pena mai. Il colloquio in carcere col difensore, l’avvocato Davide Pizzi del foro di Milano, ha visto un profondo cambio di atteggiamento, da parte di Mohamed Barbri, 48 anni, marocchino. Si trova in carcere con l’accusa di avere ucciso la moglie, Samira El Attar, 43 anni, connazionale, della quale non si hanno notizie dallo scorso 21 ottobre. Ormai, 100 giorni. La coppia viveva con la figlioletta di quattro anni a Stanghella.

Secondo gli investigatori, Mohamed avrebbe ucciso la donna, per poi nasconderne il cadavere. Procura e carabinieri individuano i moventi del presunto delitto - presunto perché il corpo di Samira non è mai stato trovato - nella gelosia, nel vizio del gioco e dall’alcool da parte dell’uomo, che avrebbero indotto la moglie a cominciare un percorso di separazione o, comunque di allontanamento.

Mohamed, però, ha sempre negato ogni addebito, spiegando di amare la moglie. Ha una spiegazione anche per la presunta “fuga” che, il 1° gennaio, lo avrebbe visto allontanarsi di buon’ora da Stanghella, andare in bici sino a Monselice, da qui in treno sino a Milano e, infine, in Flixbus sino a Madrid.

Qui è stato arrestato su mandato di arresto europeo, ottenuto dalla Procura, che temeva volesse fare perdere le proprie tracce. In realtà, spiega la difesa, il 48enne voleva solo andare alla ricerca di Samira, per capire se, magari, fosse tornata in Marocco, passando dalla Spagna.

Nel corso del colloquio in carcere, Mohamed, a detta del difensore, avrebbe finalmente capito la gravità del reato che gli viene contestato e le possibili conseguenze: il carcere a vita, appunto.

La difesa, quindi, ora ritiene che sarà lo stesso indagato a domandare di potere finalmente spiegare quelle incongruenze e quei presunti comportamenti indizianti che figurano nell’ordinanza che gli ha applicato la misura della custodia cautelare in carcere. Probabile, quindi, che decida di domandare di essere interrogato dal pubblico ministero, dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere davanti al giudice. E, verosimile, da parte della difesa, una istanza al Tribunale del Riesame per ottenere la scarcerazione.

Intanto, proseguono le ricerche del corpo di Samira, a oggi senza esito.

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