06/04/2020

ROVIGO

Stordiva i pesci con l'elettricità. Beccato, aggredisce la polizia

Il bracconiere ha aggredito un uomo della polizia provinciale che lo aveva beccato

pescatori di frodo rovigo provincia (3)

ROVIGO - Gli uomini della polizia provinciale lo avevano, secondo le contestazioni, sorpreso sul Po, intento a pescare con una batteria elettrica. Una modalità chiaramente vietata, dal momento che prevede lo stordimento delle prede con la corrente, condotta dall’acqua. E’ questa una delle tecniche che i bracconieri del Po solitamente utilizzano per ottenere il massimo del risultato col minimo sforzo.

E’ una delle contestazioni che pesavano su un romeno di 42 anni, residente nella zona di Adria, in particolare nella zona di Cavanella Po, frazione del primo Comune. Era il giugno del 2015 quando sarebbe stato sorpreso a pescare così.

Il personale della polizia provinciale, quel giorno, si trovava a bordo di una delle imbarcazioni in dotazione ed è su questa che avrebbe, secondo questa ricostruzione dei fatti, avvicinato la barca del romeno, legando poi i due natanti assieme con una corda, per evitare fughe. Il controllo avrebbe poi consentito di individuare la batteria.

Il 42enne, però, sin dalle prime battute del controllo avrebbe reagito male, intimando addirittura ai poliziotti di lasciarlo andare dove voleva, altrimenti avrebbe loro fatto del male. Alla fine, avrebbe messo in atto questa minaccia, strappando dalle mani di un operante la fune, con una forza sufficiente a provocare escoriazioni alle dita, per una prognosi, comunque, lieve, di pochi giorni. Inoltre, a carico del bracconiere del Po, era scattata anche la contestazione relativa alla resistenza che avrebbe opposto al controllo.

Infine, il fatto che, liberatosi momentaneamente, sarebbe corso a prendere la batteria per lanciarla nel fiume, a circa tre metri dalla riva, con questo, evidentemente, ritenendo di distruggere le “prove” di quanto stava facendo. Non è andata esattamente così, anzi: quest’ultima condotta ha portato la Procura a formulare, a suo carico, il terzo e ultimo capo di imputazione.

Sulla base di questa ricostruzione dei fatti, il pubblico ministero Alessia Pirani ha chiesto e ottenuto, da parte del giudice Sara Zen, una condanna a otto mesi, sospesi con la condizionale, a carico del 42enne, che non è comparso nel procedimento, difeso d’ufficio.

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