07/08/2020

Politica

“Così l’autonomia è più lontana”

“Un’operazione tecnica che allontana il partito dalla base. E per impedire la crescita di altri leader”

“Così l’autonomia è più lontana”

Un’operazione per tenere il piede in due scarpe”. Non ha peli sulla lingua Fabio Benetti per commentare la nascita del nuovo partito della Lega dopo il congresso di Milano di sabato scorso. Il congresso straordinario del Carroccio ha rinnovatolo statuto della formazione politica togliendo la parola “nord” dal nome, sostituendola con Salvini premier. In pratica due partiti ma con un unico progetto politico. Ma non secondo Benetti. “Si tratta - spiega l’esponente polesano del Partito dei Veneti - di un gioco di scatole cinesi, un’operazione per inserire in una scatola vuota la storia del partito Lega Nord, per fare andare avanti la Lega Salvini Premier. Una illusione per far credere che la questione settentrionale sia ancora al centro dei programmi di Salvini, mentre invece, il nuovo partito salviniano è sovranista. E il sovranismo non può andare d’accordo con la richiesta di autonomia regionale, questo sarà chiaro a tutti i veneti”.

Per Benetti la svolta sovranista di Milano “ha semplicemente ufficializzato quel che si sapeva già da un paio di anni, e cioè che il partito di Salvini non ha più come obiettivo principale l’autonomia regionale. Il fatto di aver creato due partiti, ma con un unico segretario, in cui i militanti possono tesserarsi, è un tecnicismo di difficile comprensione, ma che serve solo a portare avanti l’abbandono della questione settentrionale”.

Per Benetti ora si pone una grande questione interna alla Lega, dove i nodi verranno al pettine nelle prossime settimane in occasione delle liste per le elezioni regionali. “Il governatore Luca Zaia - sostiene - vincerà senza problemi, ma il vero punto sarà vedere se Zaia potrà scendere in campo con una propria lista. Matteo Salvini in Lombardia l’ha impedito, e vorrà fare lo stesso in Veneto perché il suo obiettivo è impedire che qualcuno possa avere forza autonoma nel suo partito e se la lista Zaia dovesse prendere più voti della Lega alle regionali, come è molto probabile potrebbe essere? Salvini non può permettersi un leader che possa fargli ombra. A Zaia però vorrei chiedere come farà a coniugare il nuovo partito leghista con la richiesta di autonomia? E come farà a puntare i piedi se il governo precedente, di cui Salvini faceva parte, non ha fatto nulla?”

E ancora: “Io credo che la svolta per il Veneto avverrà nel 2015, Zaia non si potrà più candidare e non credo potrà esserci un leader alternativo perché Salvini impedisce la crescita autonoma di una classe dirigente. Ecco allora che fra 5 anni arriverà il vero momento di tirare le somme. E noi come Partito dei veneti ci faremo trovare pronti portando avanti le istanze del Veneto.Lo faremo anche alle elezioni della prossima primavera dove però Zaia sarà favoritissimo. E farà vincere la lega, non credo invece che la lega sarebbe in grado di far vincere un altro candidato. Bisogna però ricordare che oltre due anni fa 2,3 milioni di veneti hanno votato per l’autonomia regionale, una richiesta che fino ad ora è stata calpestata”.

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