01 Ottobre 2019 09:03

FABBRICA DELLO ZUCCHERO

Si spengono le luci sul Festival Tensioni

Per un weekend il Censer si è guadagnato il titolo di polo culturale cittadino


ROVIGO – Suoni elettronici, concerti, danze di corpi intrecciati, suggestioni, poesia assordante, video ipnotici, interrogativi. Uno spiegamento di volontari ed impianti tecnici, montati e smontati in tempi strettissimi per dare vita alternata ai cortili, ai saloni, a tutti gli angoli del Censer, nella sua nuova veste di polo culturale cittadino. E’ stata scritta così, nelle giornate di sabato 28 e domenica 29, la prima pagina della prima edizione di Tensioni, festival di arti e sguardi sul presente, tenuto a battesimo da La Fabbrica dello zucchero-Fdz nell’ex zuccherificio di Rovigo. Un festival culturale, incardinato sui crossover di linguaggi comunicativi, artistici e tecnologici, che raccontano la contemporaneità e si interroga sul tipo di società futura, seguendo il tracciato delle relazioni umane. Il tema annuale, “Geografia delle relazioni” vuole significare proprio che l’uomo si muove, naturalmente, dentro un intreccio di relazioni, intersoggettive ed extrasoggettive, che il Festival ha inteso ricostruire attraverso le espressioni artistiche e gli spunti di riflessione presentati: 11 talk, 6 laboratori e 14 spettacoli musicali in rapida successione per due intere giornate, 2 mostre visivo-fotografiche, un’istallazione tecnologica, una performance continuativa di artisti all’opera e l’animazione della ciclo-pedonale Fs-Censer con artisti di strada.

Una vera tempesta di ogni forma d’arte ha scosso lo storico edificio dalla sua sorniona quotidianità. Il Festival è una proposta del tutto inedita per contenuti e format, non solo per il Polesine, che, da terra marginale, si è trasformata in punto di osservazione privilegiato per “fermare il tempo” e, come dice il direttore artistico, Claudio Ronda,  “guardarci attorno e stabilire dove siamo e cosa vogliamo fare”, con l’aiuto di protagonisti di prima grandezza assoluta, personaggi ed artisti che a Rovigo non erano certo di passaggio. “La cifra distintiva di questo Festival – precisa Ronda, che ha coordinato lo staff organizzativo de La Fabbrica dello zucchero – è di raggruppare una serie di esperienze veramente qualificanti, risultato di ricerca e sperimentazioni personali sul campo. La logica è quella del teatro – ha aggiunto – cioè una comunità di professionalità che lavora assieme con l’obiettivo di comunicare la propria esperienza alle persone, lasciando un messaggio che a sua volta possa essere rielaborato dal pubblico: non arte fine a sé stessa. Alla fine, il senso principale di questo festival è di ribadire che c’è sempre un’altra possibilità, un altro punto di vista: riflettere e confrontarsi – conclude Ronda – porta sempre a mostrare un’alternativa”.

Una riflessione collettiva e singola, cui hanno dato contributo davvero in tanti. Tutti andando ad esprimere o a sottintendere, il bisogno di una società che ritrovi il valore del rapporto personale nella relazione umana, pur restando immersa nel digitale; il valore dell’interscambio di pensieri ed emozioni, anziché di soli messaggi virtuali. Da Giovanni Anversa, vicedirettore di Rai 3, che ha parlato proprio di recupero del senso della comunicazione interpersonale nel rapporto umano; al geografo e filosofo Franco Farinelli che ha puntato lo sguardo sull’evoluzione del concetto di mobilità nella società occidentale, rispetto al concetto di “stare”. Nell’arte invasa dalla tecnologia, ci sono artisti che “parlano” con la loro macchina e che la usano come parte di sé per performare, come Marta Loddo Mumucs, che canta con la sua loop station cui ha dato nome Tamara; altri vivono programmando congegni digitali, sensibili alle azioni umane per esplorare i modi di interazione uomo-macchina, come l’istallazione “To-not-desappear” di Luisa Fabrizi, che rimanda un’immagine a specchio virtuale a chi sta nel suo raggio d’azione, ma solo se urla forte, altrimenti resta un ghost.

Immagini video, poesia ed effetti sonori si fondono con la musica elettronica a tratti angosciante, per raccontare la rivoluzione dell’essere umano che non riesce più ad esprimere sé stesso, perché pieno di parole e vuoto di silenzi, e si libera soltanto danzando, cioè attraverso l’arte, come racconta la performance musicale “A morsi” della band Mattatoio5 insieme all’intenso Vasco Mirandola, attore padovano che ha dato vita e corpo ai testi di giovani poeti; e ancora visioni e visualizzazione nelle performance musicali dei Romea, di Serena Brancale, Dimartino. E le straordinarie sperimentazioni ante-litteram dell’artista polesano di fama internazionale Paolo Gioli, i cui film e testi sono stati riportati in scena da Tam Teatromusica, Allegro, Martinelli, Carpentieri, Sambin.

Dalle immagini in movimento a quelle fisse, la fotografia racconta piccole storie di tante terre lontane e vicine, solo persone comuni, senza pietismi da sbandierare: “10 ritratti” è la mostra di Matteo De Mayda, che mette assieme la Palermo marginale di ragazzi che suonano con stereo improvvisati su biciclette auto-truccate, ed il deserto algerino, dove le donne Saharawi si cimentano in un improbabile corso di pasticceria e sfornano biscotti di datteri e arachidi. Storie apparentemente insignificanti, che diventano arte e occasioni di riflessione, come il viaggio di un’enorme blocco di pietra da una cava di un campo palestinese fino al porto di Barcellona, documentato da Matteo Guidi, a metà strada tra antropologia sociale ed arte contemporanea, dove ciò che conta, alla fine, è quello che non si vede, ma si intuisce benissimo: le difficoltà dei rapporti israeliano-palestinesi, i check point di frontiera, le barriere di ferro, le paludi burocratiche dei permessi.

La danza si concentra sul corpo e porta al centro la relazione fisica, come nelle performance di Laura De Nicolao e Claudio Pisa della Compagnia Fabula Saltica di Rovigo, mentre AlphaZtl Compagnia d’arte dinamica, mette in scena “I have a dream”, il sogno di uguaglianza di Martin Luther King.

Comunicazione e comunicatori ormai ovunque, per tutti ed in ogni stagione. Basta un post. Lo smartphone consente a ciascuno di partecipare, esprimere dissenso, commentare tutto e, soprattutto, litigare. Le dispute anche violente sui social network si allargano, come in una generalizzata assemblea di condominio. Secondo il social media manager della Rai, Bruno Mastroianni, occorre rompere la logica delle tribù di opinione racchiusa nelle sue verità e raccogliere la sfida della “disputa felice”, con autoironia, concentrandosi sull’argomento e non sulla persona dell’argomentatore.

Relazioni di amicizia tra specie diverse, tra mondi diversi, sono esplorate anche nelle rappresentazioni artistiche dedicati ai più piccoli, come nello spettacolo  “Il baule di Mangiafuoco” della Compagnia Teatro Amico di Fratta Polesine, che coi suoi burattini ha vinto la selezione artisti Tensioni 2019.

Un “ponte” tra il Polesine ed il Kum festival di Ancona, è l’intervento del chirurgo dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, Alessandro Inserra, per raccontare, insieme allo psicanalista Nicolò Terminio, il caso di separazione di due gemelline siamesi: quando la tecnologia riesce a ridare la vita umana.

Il mondo tecnologico però, per contrasto, esalta le arti classiche, dove gli scultori resistono ai selfie e mostrano senza filtri il loro lavoro che si costruisce con le mani, giorno dopo giorno, non su materia prima vergine, ma su materiali da riutilizzare: reti metalliche da pollame, vecchi collant e tubi metallici. Il pittore dà pennellate su tela tracciando corpi incerti in una dimensione onirica, come il fotografo ritrae figure umane indistinte nel loro movimento. E’ il Pre- , nel senso temporale di prima che l’opera sia compiuta: un collettivo di quattro giovanissimi artisti ancora in formazione, che per due giorni hanno lavorato sotto gli occhi dei visitatori, fino ad allestire una mostra con le opere finali, giusto in tempo per la chiusura del Festival.

Si spengono quindi le luci su Tensioni 2019, che è stata una prova maiuscola per La Fabbrica dello zucchero e per tutti i collaboratori. Lo staff creativo—tecnico-organizzativo Fdz: Laura Aglio, Alessandro Alfonsi, Laura Bortoloni, Enrica Crivellaro, Claudio Curina, Annalaura Dolcetto, Camilla Ferrari, Alberto Gambato, Alessia Luciani, Gianluca Quaglio, Cristina Regazzo, Claudio Ronda, Alice Rossato, Beatrice Tessarin, Andrea Zanforlin. I volontari della classe III/A del Liceo classico statale Celio-Roccati di Rovigo, che nel progetto di alternanza scuola-lavoro, hanno vissuto la prima vera esperienza lavorativa di otto ore di impegno, su turni festivi. L’ottimo supporto tecnico di Carlo Service, e le collaborazioni con Ida.Identity Atlas, Rovigo Convention Visitors & Bureau, Rotary Club Rovigo e Cat Imprese Confcommercio. Le preziose partecipazioni di Fridays for future Rovigo intervenuto in “Fuori Festival”, Amnesty international ed Emergency Rovigo.

TENSIONI  – GEOGRAFIA DELLE RELAZIONI è un progetto di La Fabbrica dello zucchero, la startup culturale assegnataria del contributo della Regione Veneto POR FESR 2014-2020, Asse 3. Azione 3.5.1 Sub-Azione C, Bando per l’erogazione di contributi strutturali per le imprese culturali, creative e dello spettacolo. Il progetto omonimo è sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo ed è avviato in partnership con Censer spa-Rovigo fiere, Ente Rovigo festival ed Associazione balletto Città di Rovigo.

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