23 Maggio 2019 12:44

L'EVENTO

Calici di passione e territorio con Roberto Cipresso, il cantastorie del vino

Il winemaker ha presentato il suo ultimo libro "Vino, il romanzo segreto"


ROVIGO – Una degustazione fuori dagli schemi ordinari quella che si è svolta ieri sera all’Hostaria Zestea, dove Roberto Cipresso, noto winemaker di fama internazionale ha presentato il suo ultimo libro “Vino, il romanzo segreto”. Così, degustando i suoi ottimi “Punto” (nella versione bianca e rossa), “Pigreco” e “Quadratura del cerchio”, Cipresso ha raccontato ai presenti i suoi progetti, sia quelli già realizzati sia quelli ancora in cantiere, partendo proprio da Parallelo 43, il progetto a cui appartengono i vini degustati.

Parallelo 43 è un grande filo conduttore di un territorio, inteso in senso orizzontale e non sferico, che in Italia parte dalle Marche per arrivare in Toscana e in Umbria. “Ma se si osserva, nel mondo, il parallelo 43 collega luoghi mistici come Medjugorje, Assisi, Santiago De Compostela e Lourdes – spiega Cipresso -. E’ una sorta di linea magica che unisce territori di grande energia, vocati al vino che insieme riescono a creare un prodotto meraviglioso, creando assonanze e mescolanze che incantano. Ho iniziato con i due punti, il rosso e il bianco, per poi raggiungere “La quadratura del cerchio”: sangiovese, sagrantino e montepulciano”. Se si amplia lo sguardo in tutto il mondo, poi, il parallelo 43 collega il territorio del Tigri e dell’Eufrate, dove iniziò la vita e il vino, al nuovo mondo, anche in termini di enologia, l’Oregon.

Cipresso, infatti, è molto di più di un winemaker: è un appassionato di storia, terreni, numeri, musica e poesia. Elementi che si possono ritrovare in ogni sua creazione. Non a caso, nella prefazione del suo libro, Gianni Mura lo paragona a Roberto Baggio, un talento fuori dagli schemi, che sa capire un territorio prima di interpretare e proporre la sua visione in un calice. Ed è proprio questo, per Cipresso, il ruolo del winemaker: “Dico sempre che ci sono due categorie di vini – spiega -. Quelli di soddisfazione e quelli di emozione. I vini da soddisfazione sono quelli varietali, puliti, perfette espressioni di un uvaggio o di un processo, riconoscibili e replicabili dai sommelier. Poi, invece, ci sono i vini di emozione: quì subentra il fattore umano, il lavoro d’autore, che li rende piena espressione di un terroir. Questi vini non ti raccontano come sono fatti, ma dove: la storia, la geografia, il clima, la cultura di un intero territorio”.

E dopo aver raccontato anche le sue imprese più goliardiche, come la volta in cui scalò la torre civica della piazza di Montalcino, Cipresso ha stupito tutti dedicandosi alla sua prima passione (in ordine temporale e non affettivo): la musica. Ha abbracciato una chitarra e si è lasciato andare con il gruppo jazz che allietava la degustazione dando prova di grande maestria. Sorpresa nelle sorprese, nella serata organizzata da Fabrizio Borin, era presente anche Dario Dall’O, produttore veneto che ha scelto il Trentino per iniziare il suo percorso nel mondo del vino proprio con a fianco Roberto Cipresso. Ha presentato le sue creazioni: lo chardonnay e il pinot nero, protagoniste anche al Vinitaly 2019.

Caterina Zanirato

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