16 Aprile 2019 12:05

POLESELLA

Zes, un’opportunità da due miliardi e mezzo di euro

Incontro tra i vertici di Confindustria, sindaci e cittadini: "E' un nostro diritto, dobbiamo chiederla a gran voce"


POLESELLA – Si tratta forse di una delle più grandi opportunità per il Polesine: sono ben 16 i comuni del territorio polesano che, abbinati al porto di Marghera, possiedono tutte le carte in regola per poter chiedere all’Unione Europea l’istituzione di una Zes, zona economica speciale. Un territorio, quindi, in cui vengono applicati sgravi e incentivi fiscali per le aziende che lo scelgono come base, instaurando un circolo virtuoso di ricadute per l’intero Polesine: si parla di due miliardi e mezzo di investimenti privati con una ricaduta occupazionale di 26mila posti di lavoro. Che, tradotto, significherebbe ripopolamento del Polesine (arrivato drammaticamente a quota 235mila abitanti), persone che vivrebbero e consumerebbero nei comuni di riferimento o poco distante, potenziando l’economia territoriale. Unico problema: il governo non ascolta il territorio.

Proprio di questo si è parlato ieri nell’incontro che si è svolto a Polesella, sala degli Agostiniani, organizzato dal sindaco Leonardo Raito in collaborazione con Confindustria Venezia – Rovigo. Perché quest’opportunità, purtroppo, ha una data di scadenza e se il territorio non inizierà a combattere unito per ottenerla entro il 31 dicembre 2020 la pianificazione dell’Ue sarà modificata e si perderebbe ogni diritto. L’attuale governo, infatti, non ha ancora programmato l’inserimento di questa Zes tra i progetti da portare avanti. E, da parte di tutti, non si capisce perché. “Non è uno strumento nuovo, siamo noi che lo stiamo chiedendo con ritardo rispetto a chi ne ha già usufruito – spiega Vincenzo Marinese, presidente di Confindustria Venezia -. Amburgo, Lione, Tangeri: sono esempi concreti di cosa è successo chiedendo l’istituzione di una Zes: riqualifica del territorio, recupero di capannoni inutilizzati, milioni di euro di investimento, ricadute occupazionali e servizi aumentati in tutto il territorio circostante. Perché se arrivassero 26mila nuovi lavoratori in Polesine e tante nuove aziende le ricadute positive ci sarebbero per tutto il sistema. In Polonia, in 10 anni, sono state istituite 14 Zes: capite perché molti hanno delocalizzato? Ecco, si potrebbe fare anche qui, perchè Polesella, Canaro, Occhiobello, Bagnolo, Bergantino, Calto, Castelmassa, Castelnovo, Ceneselli, Ficarolo, Fiesso, Gaiba, Melara, Salara, Stienta e Trecenta sono stati individutati dalla stessa Ue come territori che ne hanno diritto. Abbiamo più volte dialogato con il governo e i vari ministri per richiedere questa Zes, finora però abbiamo ricevuto solo dei “sì, ma”. Ora, a giugno, dopo le elezioni europee, dichiareremo battaglia per ottenerla, a costo di scendere in piazza a protestare”.

L’istituzione della Zes parte dal presupposto che le piccole città stanno morendo: sempre meno abitanti, sempre meno imprese, sempre più capannoni sfitti: “Il 18% dei capannoni è inutilizzato. Questo progetto li porterebbe a nuova vita – spiega Gianmichele Gambato, vicepresidente di Confindustria -. Ed è un momento interessante, perché tra Brexit e delocalizzazioni si sta riprogettando il volto dell’Europa, riaprendo la via della seta ad esempio. Un potenziale di 26mila lavoratori vorrebbe dire giovani occupati, ma non solo: anche l’arrivo di esperti, dirigenti, persone che verrebbero a vivere in tutto il Polesine. Il tutto grazie al fatto che i 16 comuni rivieraschi sono collegati, grazie al Po, al porto di Marghera. Per combattere questa battaglia dobbiamo ragionare come un territorio unito, avendo una visione di area vasta”.

La parola è stata data poi ai tre sindaci presenti, rappresentanti del territorio: Leonardo Raito, sindaco di Polesella, Nicola Garbellini, sindaco di Canaro, e Daniele Chiarioni, sindaco di Occhiobello. “L’istituzione della Zes avrebbe ricadute positive per tutti – spiega Raito -. Non solo si potrebbero recuperare i tanti capannoni vuoti di Polesella, ma si rivaluterebbe l’intero territorio: stanno già arrivando telefonate di imprenditori interessati da tutta Italia perché il Polesine ha una posizione strategica dal punto di vista logistico, vicina a Ferrara, Padova e Verona. Le ricadute sarebbero anche indirette: si creerebbero professionalità, nuovi servizi, dialogo tra territorio e imprese. La Zes è una possibilità concreta: per farlo, però, dobbiamo avere il coraggio di ragionare insieme come una grande rete, perché con numeri così grandi non ci si può permettere di ragionare da piccoli: i servizi andranno riorganizzati, così come la viabilità, anche per il comune capoluogo”.

Garbellini, poi, aggiunge: “Si andrebbe ad agire su qualcosa di già esistente, rivitalizzandolo – spiega -. La Zes dimostra quando l’Unione Europea non sia solo un mostro che limita, ma che fornisce anche opportunità, se sappiamo coglierle. Il compito di un amministratore non è solo quello di chiudere le buche, ma aderire a questi progetti avendo una visione lungimirante e costruendo il bene di un territorio. Per questo è importante creare una classe dirigente che sappia interfacciarsi con le istituzioni, per pretendere questi diritti che ci spettano. A oggi, al Polesine, manca questa autorevolezza”.

Con lui Daniele Chiarioni: “Ormai sono a fine mandato, non mi candiderò più. Per questo vi dico, per ottenere il riconoscimento di Zes sono pronto a scendere in piazza e anche incatenarmi, è un’opportunità che non va persa.

Presente anche Ivan Dall’Ara, presidente della Provincia, e Pieralberto Colombo, segretario provinciale della Cgil, che hanno spiegato tutte le ricadute positive che la Zes porterebbe nel Polesine, anche ai comuni non direttamente coinvolti, e al mondo dei lavoratori.

 

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