11 Aprile 2019 08:46

GRANZETTE

Una mostra multisensoriale per scoprire l’ex maniconio

L'associazione "I luoghi dell'abbandono" inaugura l'iniziativa sabato 20 aprile alle 14


ROVIGO – L’associazione “I luoghi dell’abbandono” sabato 20 aprile inaugurà una mostra sensoriale all’ex ospedale psichiatrico di Granzette. Sono quasi 90 in Italia i complessi che hanno ospitato gli ospedali psichiatrici dal 1904 al 1996, luoghi che ad un certo punto sono stati chiusi, ma che tutt’ora occupano uno spazio esteso come una decina di milioni di mq.

Luoghi che hanno rinchiuso la follia – esordisce l’associazione in un comunicato -, ma anche tante storie di uomini e di donne. Spazi che non sono solo una superficie su cui sorgono edifici e crescono piante, ma rappresentano un patrimonio di memoria oltre che di natura e di presenza umana. Un patrimonio da mappare, valorizzare e mettere in connessione. Per questo motivo, a quarant’anni dalla legge che ha sancito la chiusura dei manicomi, abbiamo organizzato ‘I percorsi della pazzia‘. Una mostra multisensoriale per cercare la storia di questi luoghi, per fare il punto sul riuso di quegli spazi, sulle politiche di salute mentale intraprese e in corso, sulla riconversione di parchi e giardini, sull’economia sociale che si è eventualmente sviluppata”.

Continua “I luoghi dell’abbandono”: “Che ne è stato di quei luoghi dopo la dei istituzionalizzazione? Sono riusciti a riqualificarsi sconfiggendo l’immagine di degrado che rimandava allo stigma o sono rimasti vittime di regole inibitive e dell’inerzia amministrativa? Che posti sono diventati? Luoghi che valorizzando le differenze e opponendosi all’omologazione parlano della rivoluzione avviata negli ultimi quarant’anni o luoghi riconvertiti in maniera funzionale ma anonima? Luoghi in cui nessuno riconosce i matti ma neanche li disconosce, in cui il diverso non lo distingui ma nemmeno lo respingi? Posti nella norma o posti che continuano a parlare di una distanza, di uno scarto rispetto alla mediocrità della normalità? Posti di cui si dice ‘qui c’erano i matti‘ o posti che ti spingono ad interrogarti sul processo di trasformazione che hanno ospitato? Luoghi in cui è ancora possibile disegnare la trasgressione o luoghi in cui le leggi vengono interpretate in maniera restrittiva e non evolutiva?”.

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