03 Aprile 2019 10:06

IL COMMENTO

Revenge porn: da ieri chi diffonde foto osè dell’ex rischia multa e carcere

Sulla nuova legge interviene Federica Boniolo, Uniti in rete: "Il 90% delle vittime è donna"


ROVIGO – Finalmente dal 2 aprile il revenge porn è reato in Italia. Si tratta di quel fenomeno, purtroppo molto in voga tra i giovani, di condividere immagini o video a sfondo sessuale, magari girati nell’intimità con il proprio partner, per deriderlo una volta che la relazione è finita. Un’azione come quella per cui Tiziana Cantone, ragazza che per mesi è stata presa in giro in internet, si è tolta la vita dalla vergogna. “Questo passo era necessario e doveroso, per le dimensioni che tale odioso fenomeno sta assumendo. È la riprova ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, che non si può più parlare di vita online e vita offline. Tutto ciò che viene compiuto attraverso la rete ha ricadute e conseguenze sulla vita delle persone. Compresi i reati” interviene Federica Boniolo, dell’associazione Uniti in rete che da sempre si occupa di cyberbullismo.

Da ieri, chiunque decida, preso dai fumi della rabbia e dal rancore, di diffondere in rete foto o video di natura intima, che ritraggono il proprio ex partner in pose sessualmente esplicite, rischia reclusione e multa. L’entità della pena è proporzionale al grado di vicinanza fra vittima e colpevole: se il reo è il marito o il fidanzato, la pena aumenta perché vi è l’aggravante dell’aver infranto quel legame di fiducia, che all’interno di una coppia dovrebbe esistere. “Il fenomeno del revenge porn è una forma molto subdola di violenza sulla donna – continua Boniolo -. Va precisato infatti che le vittime sono nel 90% dei casi proprio donne. Va detto anche, per correttezza, che in genere l’invio di proprie foto intime è un comportamento praticato soprattutto dal genere femminile. Viene usato come nuova forma di corteggiamento o di approccio, ma anche come modalità per tenere vive relazioni più o meno rodate. Ed è bene sottolineare che non vi è nulla di sbagliato in sé in tale atteggiamento, se non forse una forma eccessiva di insicurezza o narcisismo, oltre che ingenuità. Ma indipendentemente da quale sia la motivazione che spinge una donna ad inviare contenuti simili ad un uomo, quest’ultimo non deve mai e poi mia sentirsi autorizzato a diffonderli. Non in molti lo sanno (ed anche di questi aspetti invece si deve parlare alla gente, e nelle scuole, per fare prevenzione), ma esistono gruppi sui social, per lo più chiusi e segreti, frequentati da moltissimi uomini, il cui scopo è pubblicare e scambiarsi foto di ex. Spesso, oltre alle foto vengono condivisi anche nomi, indirizzi e numeri di telefono. Una vera gogna, farcita dai più beceri commenti: una forma di stupro di gruppo virtuale, questo diventa. Tali gruppi contengono anche foto di minorenni”.

E conclude: “Da ieri, spero che in molti inizieranno a riflettere sulle loro azioni, se non altro per timore della pena. Confidare infatti che si rendano conto della nefandezza delle loro azioni è chiedere troppo. E da ieri, spero sia chiaro una volta per tutte che la vittima non ha nessuna colpa: chi deve essere condannato è la persona che si permette di compiere azioni così subdole”.

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