18 Aprile 2019 12:50

EX PSICHIATRICO GRANZETTE

La storia degli ospedali psichiatrici e dei loro pazienti diventa una mostra

Sabato 20 il taglio del nastro dell'esposizione realizzata da "I luoghi dell'abbandono": immagini, ricostruzioni storiche e un lavoro di ricerca certosino


ROVIGO – Una mostra agghiacciante, realistica nei dettagli e nelle ricostruzioni, passando per oggetti realmente usati e ricostruzioni multimediali, che fa realmente capire com’era la vita all’interno degli ospedali psichiatrici un tempo. Una mostra che, per ovvie ragioni di sensibilità, è vietata ai minori di 18 anni, ma che fa arrivare con cura storica cos’erano i trattamenti come l’ettroshock e la lobotomia, che ripercussioni si avevano sulle persone, e come erano trattati i pazienti all’interno dei grandi edifici che somigliavano più a prigioni.

Questa, in sintesi, l’esposizione “I percorsi della pazzia” che sarà inaugurata sabato 20 aprile all’interno dell’ex ospedale psichiatrico di Granzette, organizzata dall’associazione i luoghi dell’abbandono, proprio dentro al padiglione chiamato “la fossa dei serpenti” o “il padiglione dei sudici”, ovvero i pazienti più ingestibili. Resterà aperta solo il sabato e la domenica, non nei rimanenti giorni festivi, dalle 14 alle 18 il sabato e la domenica dalle 10 alle 18. Ingresso a 5 euro.

Devis vezzaro, presidente dell’associazione i Luoghi dell’Abbandono e curatore dell’esposizione ha fatto un lavoro certosino: ricostruzioni storiche, recupero di materiali realmente utilizzati, allestimenti implementati da filmati storici originali e sonoro, sistemando un padiglione in decadimento ma completamente intatto. “La parte della mostra é quello che come associazione sappiamo fare meglio – afferma Vezzaro -. Se in questi giorni andrà bene e ci sarà gradimento, diventerà un museo permanente: con il permesso dell’Ulss ci assumeremo noi l’onere di ristrutturare l’edificio. Si tratta dell’unico padiglione mai toccato dal 1907: all’interno tutto è originario, anche l’abbigliamento che hanno lasciato quì i pazienti”.

Una mostra davvero toccante: in un percorso tra le sale si scopre cos’era la pratica dell’elettroshock, la lobotomia, i bagni ghiacciati, il bendaggio: trattamenti forti e shoccanti, ma purtroppo reali ed esistiti. “Le famiglie che vengono con i bambini possono fermarsi al punto ristoro o nel grande parco, perché non abbiamo voluto aprire la mostra ai minori, nemmeno se accompagnati. Per i disabili, invece, presto sarà montata una carrozzina motorizzata per accedere al secondo piano: purtroppo è un edificio vecchio ed è impossibile adattarlo senza “violentarlo”. Chi volesse contattare l’associazione però può chiedere tutte le informazioni in merito”.

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