25 Aprile 2019 13:24

FESTA DELLA LIBERAZIONE

“Il 25 aprile deve essere una festa di tutti e in cui tutti possano riconoscersi”

Questa mattina a Palazzo Nodari si sono tenuti i festeggiamenti per il 74esimo anniversario della libertà d'Italia


ROVIGO – Si sono tenuti questa mattina, 25 aprile, i festeggiamenti in onore della Liberazione d’Italia del 1945. Le celebrazioni si sono tenute a Palazzo Nodari, grazie a una convocazione congiunta del Consiglio Comunale e del Consiglio Provinciale di Rovigo, per poi proseguire in Piazza Vittorio Emanuele II con lo schieramento, l’alzabandiera e la deposizione delle corone ai cippi commemorativi.

Nella mattinata sono intervenuti il Commissario Straordinario Nicola Izzo, il presidente della Provincia Ivan Dall’Ara e il prefetto Maddalena De Luca. La locuzione ufficiale è stata a cura del professor Gianni Sparapan.

Tutti gli oratori hanno sottolineato l’importanza di celebrare questa data, nonostante a 74 anni di distanza possa sembrare lontana dalla memoria storico collettiva. Il commissario Izzo ha sottolineato in particolare questo punto: “Il 25 aprile è qualcosa di culturalmente remoto. Non è diventato solida memoria cittadina, ed è qui che bisogna portare l’attenzione, perché la narrazione antifascista rappresentò un collante per la vita pubblica in tutt’Europa. Celebrare il 25 aprile significa esaltare un patrimonio di valori condiviso”.

Con voce a tratti spezzata per la commozione, il presidente della Provincia Ivan Dall’Ara in queste circostanze ha voluto ricordare i concittadini di Ceregnano e Villadose caduti nelle stragi 74 anni fa.
“Faremo di tutto perché il loro sacrificio non sia vano. – afferma Dall’Ara – Tutti abbiamo diritto alla libertà, per questo bisogna ricordare che i migliaia di profughi che cercano aiuto, il nostro aiuto, vanno accolti. I valori di libertà, pace, solidarietà e fratellanza non conoscono confini nazionali. Da figlio di emigranti lo so, e se qualcuno tanti anni fa non avesse accolto i miei genitori, probabilmente oggi non sarei qui”. E conclude: “Il 25 aprile si festeggia la liberazione dalla dittatura sì, è vero, ma bisogna condividere il valore della libertà con chi sta soffrendo ciò che hanno sofferto i nostri padri e chi prima di loro. Il 25 aprile deve essere una festa di tutti, e soprattutto una festa in cui tutti possano riconoscersi”.

Il Prefetto Rovigo, Maddalena De Luca ha ricordato che “Il futuro che i giovani che si sono sacrificati hanno immaginato oggi è qui, è il nostro presente. E proprio per questo la libertà va protetta da qualsiasi tentativo di usurpazione”.

A chiudere il susseguirsi di interventi in Sala Consiliare è stato il professor Gianni Sparapan, che ha ricordato in termini evocativi cos’è stata la guerra: giovani educata alla violenza, alle armi, a patire il freddo e la fame nelle trincee, a patire la morte di compagni e amici. “La guerra è madre e figlia di violenza. – afferma il professore – E ogni dittatura è sempre una malattia politica e sociale, un crimine contro l’umanità. Gli altri non sono i nostri nemici, sono solo persone che la pensano diversamente. Ed è proprio la convivenza che fa grande l’umanità. Bisogna dire basta a odio e discriminazioni: questa è la libertà”.

Al termine degli interventi è stata consegnata una targa di riconoscimento al geometra Aldo Simoni, unico superstite delle stragi di Ceregnano e Villadose, dove, come ricordato dal presidente Dall’Ara, 21 civili, concittadini prima di tutto, sono morti per la mano della violenza della Seconda Guerra Mondiale.

Dopo gli interventi, le autorità militari e civili sono scese in piazza Vittorio Emanuele per deporre le corone di allora in memoria ai caduti in Gran Guardia e sul monumento di Matteotti. Ad attenderle una piccola folla di cittadini, emozionati e curiosi per le celebrazioni.

Una mattinata accompagnata dal bel tempo e dall’unità di pensiero. Tutti gli oratori, infatti, hanno voluto ribadire il valore della libertà, della sua difesa e protezione, ma anche dell’empatia verso chi spesso si vede privato di questo diritto. Quelli del 25 aprile sono festeggiamenti necessari ed è proprio in un momento in cui sono in pochi a ricordare quel 25 aprile del 1945 che bisogna sottolineare con ancora più enfasi le radici antifasciste insite in questa giornata.

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