13 Aprile 2019 10:18

GUARDIA DI FINANZA

Fatture false per 20milioni di euro: tre arresti

Ai domiciliari tre imprenditori che avevano creato società fittizie operanti nel settore della commercializzazione di autovetture e bevande


ROVIGO – I finanzieri della Tenenza di Adria, ieri, venerdì 12 aprile, hanno dato esecuzione a 3 ordinanze di misure cautelari degli arresti domiciliari nei confronti di altrettanti imprenditori che avevano costituito una vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale. La Magistratura, oltre ad averne disposto le misure restrittive, ha anche disposto il sequestro preventivo di 80mila euro frutto del reato di autoriciclaggio dei proventi derivanti dalla evasione fiscale.

Le indagini, avviate nel 2018, che avevano già portato a denunciare 11 persone e a sequestrare nello scorso mese di luglio 467mila depositati su c/c bancari per associazione a delinquere finalizzata all’emissione e all’utilizzo di fatture false, sono state particolarmente difficili in quanto il gruppo di malviventi aveva nel tempo costituito un complesso sistema di società fittizie operanti nel settore della commercializzazione di autovetture e bevande, utilizzate come “filtri” per immettere nel mercato beni a prezzi del tutto fuori mercato. Infatti, attraverso un complicato sistema di scatole societarie, sulle vendite realizzate di fatto non veniva applicata l’IVA.

Il sistema in pratica consisteva nel ricorrere a società cartiere (cd. missing traders) e società filtro (cd. buffer), intestate a teste di legno, sui quali far ricadere la pretesa erariale e le responsabilità derivanti dall’evasione d’imposta, che subito dopo venivano liquidate. Venivano così creati diversi schermi societari la cui unica funzione era quella di rendere difficoltosa la ricostruzione della filiera e quindi ostacolare i controlli tributari. La gestione degli “affari” del sodalizio avveniva presso un’anonima sede non dichiarata al fisco, che però non è sfuggita alle indagini dei militari di Adria.

Le indagini, che hanno consentito di ricostruire un giro di fatture false per circa 20 milioni di euro, sono state condotte anche attraverso la disamina delle movimentazioni finanziarie della compagine criminale e delle società ad essa collegata. In tal modo è stato possibile ricostruire diverse operazioni finanziarie con paesi comunitari il cui unico scopo era il riciclaggio dei proventi illeciti generati dall’evasione perpetrata. Con tale metodologia i capi dell’organizzazione oggi arrestati, in modo apparentemente legale, facevano uscire capitali dai conti correnti societari eliminando traccia della provenienza delittuosa degli stessi, spartendosene i proventi illeciti.

Attraverso detto sistema illecito l’organizzazione criminale non solo arrecava un danno all’erario e quindi alla collettività, ma praticava anche una sleale concorrenza nei confronti degli altri operatori commerciali.

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